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Sarah Biacchi, il mondo sospeso tra lirica, teatro e canzone

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Mentre scivola con facilità tra il canto e la recitazione, mescolando la lirica, il teatro e la canzone, Sarah Biacchi sembra non perdere mai di vista l'obiettivo: esprimere se stessa e il suo essere artista. Il mese di marzo la vedrà protagonista di due performance altamente impegnata: nella prima, domenica 15 marzo alle ore 15:45 al Teatro Gustavo Modena di Genova sarà Susanna ne Le nozze di Figaro di W.A. Mozart diretta dal Maestro Francesco Mancuso. Mentre sabato 21 marzo alle 21.00, dovrà calarsi nei doppi panni di attrice e cantante, per interpretare Edith in Edith Piaf - Il passerotto di Francia al Teatro del Levante a Sori (Genova).

Sarah Biacchi

Sarah Biacchi

Sarah Biacchi, attrice e cantante e molto altro: più facce di uno stesso modo di essere artista. Qual è la tua storia: nasce prima la cantante lirica o l’attrice?

Nascono contemporaneamente, un po' come l'Idra di Lerna. Provavo a tagliare una testa e ne nasceva un'altra. Alla fine mi sono rassegnata. Sono salita su un palco e ho iniziato ad usare la voce. Certo, nella prosa sei apparentemente più libera, ma questo ti obbliga ad una concentrazione maggiore sull'intensità del piccolo, dell'espressione. La lirica è un lavoro dove la parte "fisica" è estremamente importante. Il controllo del corpo, del respiro. Ma la sensibilità, l'interpretazione e il "significato" che dai ad una parola o ad un suono che esce da te sono una scelta personale. Nasco interprete, direi. In paesi come la Russia questa distinzione non esiste.

Ti piace anche avventurarti in territori che non siano solo quelli della lirica e del teatro?
Oh, sì. Qualche anno fa mi sono accorta che mi piaceva il cinema, terreno che non essendo arte dal vivo avevo sempre bypassato. Mi sono sentita l'ultima della fila. E da allora ho avuto poche rarissime esperienze, ma ho iniziato a scrivere. È compulsivo, non scriverei mai un testo teatrale. Ma sono innamorata della scrittura cinematografica. Ho una particola idea per un film femminile sulla guerra che vorrei realizzare. Chissà... Stessa cosa per il pop. Dopo anni di lirica ho iniziato a frequentare la musica teatrale, poi il pop reinterpretato. Esiste una tale molteplicità di linguaggi nel realizzato in più fasi che è stato un fascino scoperto solo nella prima maturità. Probabilmente farò il percorso inverso: a 70 anni scoprirò la tecnologia.

Come ti prepari per i differenti ruoli?
Di norma tento accuratamente di scappare dalle precedenti interpretazioni. Non ascolto le grandi interpreti di lirica altrimenti il confronto è troppo fuorviante, e non cerco filmati delle grandi icone quando lavoro su Edith, Marilyn o Callas. Leggo, invece. Leggo moltissimi libri, documenti, biografie, testimonianze. La lettura mi fa sentire di conoscerle "a modo mio", di entrare nei loro sentimenti, nelle loro storie. Per i personaggi teatrali e lirici tento di usare moltissimo il lavoro sul personaggio di Thierry Salmon, appreso alla Scuola di Teatro di Bologna. Le domande su ciò che non esiste nel testo, ma che è da costruire. E poi devo ringraziare i miei registi, Davide Strava e Jurij Ferrini in particolare. In tanti anni di lavoro insieme si scarnifica un interprete e la si costruisce e ricostruisce.

Qual è il tuo rapporto con il pubblico, come accoglie e raccoglie il tuo interpretare?
Grazie a Dio che esiste il pubblico. La critica italiana è estremamente settoriale e si muove per 'eventi'. Se riesci a far passare il linguaggio mediatico di creare qualcosa di 'imperdibile' allora arriva il mondo, altrimenti ci sono i miei preferiti. Il pubblico che ci segue ad ogni appuntamento e che quando si alza ci corre incontro e ci chiede: "Ma la prossima cosa? Quando e come e dove?" E allora li io sono felice. Quando ci si emoziona senza chiedere perché. Ieri a fine prova di regia lirica ho sentito il direttore d'orchestra suonare la prima ballata di Chopin al pianoforte. Mi si è stretto il cuore dalla bellezza. Mi sono sentita 'pubblico', privilegiato e particolare. Se è vero che alla fine della recita spesso la gente mi confida di sentirsi così toccata, allora io sono felice. Non ha senso esibirsi per il gusto di farlo, ma regalare due ore di gioia, di riflessione, di divertimento, di emozione, di risa, allora sì. Allora voglio continuare a farlo.

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Pubblicato da nel 13 marzo 2015 alle ore: 0:47. Archiviato sotto Interviste,Spettacolo,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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