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Aldo Moro, leggere le sue lettere per capire la nostra storia

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Aldo Moro, leggere le sue lettere per capire la nostra storia

Aldo Moro, leggere le sue lettere per capire la nostra storia

Il giorno 15 marzo 1978 solo pochissime persone al mondo sapevano quale percorso avrebbe fatto l’auto blu del Presidente della D.C. la mattina del giorno dopo, perché, per prudenza, veniva variato di giorno in giorno. Una di queste persone avvertì, volontariamente o involontariamente, gli uomini delle B.R. e sappiamo quel che successe il 16 marzo. Dopo quel tragico giorno il più grande statista italiano degli anni 60 e 70 visse in attesa della morte quasi per altri due mesi: tremenda agonia. Eppure quell’uomo ebbe la forza per alimentare due canali di comunicazione: uno con i suoi carcerieri, attraverso gli “interrogatori” del suo presunto “processo”, l’altro attraverso le lettere rivolte ai suoi compagni di partito, ma pubblicate e lette da noi tutti, gli Italiani del tempo. Attraverso il primo canale egli compì il miracolo di convincere gli ignoranti, arroganti e supponenti suoi sequestratori a dargli una concreta possibilità di salvezza: Morucci, Faranda e lo stesso Prospero Gallinari si convinsero che l’uomo in loro balia non era il peggiore dei nemici, e pertanto si disposero a liberarlo, purché avessero avuto anche una modesta soddisfazione formale: la liberazione di un compagno non accusato di reati di sangue o anche quel riscatto di dieci miliardi di Lire offerto dal Papa, a patto però che fosse una “donazione” alla luce del sole, come fece la D.C., qualche anno dopo, per ottenere la liberazione del consigliere regionale campano Ciro Cirillo. Invece il secondo canale di comunicazione non valse a convincere gli amici politici di Aldo Moro a desistere dalla “linea della fermezza”. Enrico Berlinguer e Benigno Zaccagnini avrebbero dovuto essere uomini ben più maturi, ben più colti, ben più lungimiranti dei Brigatisti, invece non seppero intendere, al di là del significato letterale, il significato profondo delle ultime parole di Aldo Moro: egli aveva capito che era in atto un complotto: la cieca rabbia dei Brigatisti era sfruttata dai suoi veri nemici. Egli scrisse: “... è doveroso aggiungere... che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al di sotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui”. Come non capire che quelle “ragioni amministrative” venivano negate, proprio in quanto tirate in ballo così fuori luogo? Egli aveva capito che la forza dei rivoluzionari comunisti era risibile, ed il vero fine della funesta macchinazione in atto era la sua eliminazione fisica. Perciò scrisse: “... tema proposto... è quello della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla in un quadro equilibrato”. Stava affermando che poteva essere salvato, “in un quadro equilibrato”, cioè senza cedimenti che potessero realmente indebolire la Repubblica. Dei politici davvero saggi avrebbero capito il senso degli ultimi messaggi di Moro. Invece grazie alla “politica della fermezza” i malvagi poterono brindare, in segreto, alla notizia della morte del più grande statista italiano del momento, e i “buoni” non ebbero mai più la forza per difendere la vera indipendenza del nostro bello e sfortunato paese. Eppure il Presidente Moro aveva ammonito nella lettera recapitata a Zaccagnini il 20 aprile: “Pensateci bene, cari amici... Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani”.

"Ma questo bagno di sangue non andrà bene nè per Zaccagnini nè per Andreotti nè per la DC nè per il Paese. Ciascuno porterà le sue responsabilità. Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e che continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l'adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto."  Aldo Moro

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Pubblicato da nel 15 marzo 2015 alle ore: 0:10. Archiviato sotto Memorie,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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