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Grazie Presidente Aldo Moro, ma qualcuno ha deciso che non dovevamo farcela

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Grazie Presidente Aldo Moro, ma qualcuno ha deciso che non dovevamo farcela

Grazie Presidente Aldo Moro, ma qualcuno ha deciso che non dovevamo farcela

Il 16 marzo 1978, esattamente 37 anni fa, ero un liceale e quel giorno, di buon'ora, ci recammo con la classe al museo Pigorini accompagnati dalla professoressa di scienze. Giornata piovosa e umida esattamente come oggi. Arrivammo all'obelisco dell'Eur - allora considerata periferia sud della Capitale - e scendemmo alla spicciolata dall'autobus. Fermi sul marciapiede, ci accorgemmo che la città era stranamente silenziosissima. Scarse le automobili in circolazione per quell'ora della mattina, erano circa le 9.30, e poca gente in giro. Ci stavamo dirigendo al museo quando un passante ci disse che Aldo Moro era stato sequestrato. Ci colse improvviso e sconosciuto un senso di angoscia terribile che prese il sopravvento su ogni nostra azione e pensiero. Eravamo poco più che adolescenti, curiosi, appassionati e attenti alla contemporaneità. Non sapevamo molto se non ciò che apprendevamo dai giornali, che in quegli anni compravamo e divoravamo, e ciò che la nostra acerba capacità di analisi ci suggeriva. Tutti dicevano che era una probabile azione delle BR, ma tra noi gridavamo in modo ossessivo - quasi un karma - al colpo di stato. Non sapevamo bene cosa fosse un colpo di stato essendo troppo giovani per aver vissuto quello di Junio Valerio Borghese del '70 nella notte dell'Immacolata, e troppo sprovveduti per immaginarne un altro privo di carri armati e truppe in stile sud america. Ma molti anni dopo, e in età adulta, avremmo saputo che con quella terribile mattina l'America c'entrava e come e che le tecniche per annichilire uno stato sovrano ed i suoi cittadini si sarebbero negli anni affinate fino a diventare quasi invisibili, ovvero percepibili solo quando sarebbe stato troppo tardi. Quando gli effetti di azioni decise fuori dal Parlamento avrebbero ridotto in miseria economica, civile e culturale il Paese per il quale avevamo tanto sperato, lottato e studiato. Da quella drammatica mattina non ci siamo più ripresi e il destino del nostro paese ha subito un declino inarrestabile rendendo possibili tutte le peggiori nefandezze che un porto franco come l'Italia consente a chi considera un paese, ed i suoi cittadini, alla stregua di un pedone su di una scacchiera. Persi il rispetto del nostro patrimonio artistico e le tradizioni culturali, incapaci di rinnovare le classi dirigenti, persa, salvo rarissime eccezioni, ogni dignità politica, ceduti interi comparti della grande industria che hanno reso l'Italia famosa in tutto il mondo, venduti ai grandi speculatori internazionali interi pacchetti di sofferenze bancarie individuali - persone fisiche - e societarie di nostri concittadini, venduti interi borghi del nostro territorio a grosse società russe, aperte le porte del settore manifatturiero ai cinesi che ora siedono in moltissimi consigli d'amministrazione e, avendo oltre il 2%, hanno diritto di voto. Confrontarsi con chi è diverso da noi è buona cosa perché, io credo, dà certezza e autorevolezza alla nostra esistenza e a ciò in cui crediamo. Aprire le porte al business e avviare compartecipazioni con altri paesi alla propria storica e tradizionale produzione è altrettanto auspicabile perché porta idee fresche e obbliga al confronto e dunque alla crescita. Ma ciò che sta accadendo in Italia da quel maledetto giorno è un'altra cosa. Quel giorno segnerà per sempre il confine tra il possibile e l'impossibile, tra ciò che saremmo potuti essere e ciò che, forse, non saremo mai più. Desidero, come il collega Filippo Russo, chiudere la mia riflessione con le parole di Aldo Moro scritte in una delle sue lettere durante i 55 giorni di prigionia: "Pensateci bene, cari amici... Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani". Grazie Presidente, ma qualcuno ha deciso che non dovevamo farcela.

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Pubblicato da nel 15 marzo 2015 alle ore: 0:15. Archiviato sotto Memorie,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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