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L’anima nera dell’internet of things

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L'anima nera dell'internet of things

L'anima nera dell'internet of things

Sarà il prossimo immenso terreno di sfida per tutti i big di Internet, ma non solo per loro, visto che molte imprese apparentemente lontane da questo settore cruciale del nostro futuro non solo hanno già apertamente dichiarato di sentirsi parte della partita, ma hanno addirittura sviluppato progettualità e organizzazione per affrontare la sfida. Stiamo parlando di Internet of things, l'Internet delle cose (Link 1), cioè di un futuro nel quale a essere connessi fra di loro oltre ai nostri device saranno anche gli oggetti che ci circondano. Per cui, per esempio, sarà il nostro frigorifero a registrare l'approssimarsi dell'esaurimento del nostro formaggio preferito e si metterà automaticamente in contatto con il supermercato di riferimento per inserirlo nella prossima consegna. Oppure, se vogliamo uscire dall'ambito ristretto delle nostre case, i lampioni della luce registreranno il nostro arrivo e si accenderanno e spegneranno prima e dopo il nostro passaggio, riducendo al minimo il consumo di elettricità. Per non parlare delle macchine, che si guideranno da sole in reciproca connessione. Chiaro che l'ambito di intervento dell'Internet of things è praticamente immenso. Basti dire che le stime parlano di decine di miliardi di oggetti connessi entro il 2020, previsione che ha spinto a studiare nuovi protocolli di connessione visto che quello attuale, l'IPv4 (Link 2) permette la creazione al massimo di 4.3 miliardi di indirizzi. Non esiste settore nel quale l'Internet of things non detterà trasformazioni epocali. E si comprende facilmente perché tutti i big vi si sono lanciati, cominciando da Google (Link 3), con un ambizioso progetto che mira a farci dialogare con qualsiasi oggetto senza passare per nessuna applicazione, passando per Microsoft (Link 4) IBM (Link 5) e arrivando naturalmente a Facebook (Link 6). Ma come dicevamo, non ci sono solo gli Over the Top in gara. Allargando un attimo lo sguardo, vale la pena di ricordare i progetti di General Electric (Link 7) e di Cisco (Link 8), tutte e due molto avanti nella progettazione (Link 9) e in aperta competizione fra di loro. D'altra parte la posta in gioco è veramente alta. Perché oltre alle applicazioni necessarie per connettere questi miliardi di oggetti, in palio ci sono anche i dati generati, soprattutto nell'ambito domestico. In altre parole, la possibilità di profilare come mai prima ogni singolo individuo in rete. Cosa che fra l'altro porrà problematiche nuove anche a livello di privacy (Link 10). Ma a nostro avviso non sarà quello della privacy il punto nevralgico dell'Internet of things. Proviamo un attimo a immaginare. Immaginiamoci beatamente seduti nella nostra bellissima e nuovissima macchina che procede da sola ad elevata velocità su una delle tante autostrade europee. Improvvisamente un hacker si inserisce nel nostro sistema e ci annuncia di essersi impadronito dei comandi. Abbiamo solo pochi secondi per autorizzare un pagamento in denaro utilizzando uno dei nostri conti elettronici. Fantascienza? Quella che ci circonda era fantascienza anche solo una quindicina di anni fa, forse anche meno. Va bene, basterà fare in modo che ciascuno di noi abbia la possibilità di staccarsi dalla rete e prendere direttamente i comandi. Ma sarà possibile guidare una macchina nel flusso? Lo sapremo ancora fare? Alla velocità che potremmo raggiungere su una autostrada e con la quale, soprattutto, viaggeranno le auto intorno a noi? Va bene. Cambiamo settore. Passiamo alla domotica. Siamo in vacanza e sul nostro smartphone appare un messaggio. Pochi secondi per pagare e impedire che un hacker crei un cortocircuito e ci distrugga casa. O anche solo che ci procuri danni non distruttivi, ma superiori alla somma richiesta. Qui, temo, non ci sarà difesa. E non è ancora finita. Perché le ipotesi fatte fino ad ora prevedono un riscatto in denaro per impedire danni in alcuni casi irreparabili. Ma potrebbe anche succedere che il passante con cui abbiamo litigato per strada assoldi un hacker e non ci sia riscatto da pagare. Semplicemente la nostra vettura verrà lanciata contro il primo ostacolo. O in casa il cortocircuito provocherà una esplosione non mentre siamo in vacanza ma beatamente addormentati nel nostro letto. Ma senza pensare all'ultima discussione delle giornata. Quanti nemici abbiamo? Ciascuno di loro potrebbe tranquillamente pensare ad assoldarlo, questo killer. È uno scenario catastrofico. Ma gli eventi elencati, allo stato attuale, sono tutti possibili nell'universo creato dall'Internet of things. Un universo che fino ad oggi ci è stato prospettato come meraviglioso, straordinario, un vero e proprio paradiso terrestre, sorvolando su problematiche che invece dovrebbero e dovranno essere centrali. Tanto più se, per esempio, la californiana Proofpoints (Link 11), azienda specializzata nella protezione dei dati, ci informa che fra dicembre 2013 e gennaio 2014 un quarto dello spam che ci ha colpito era stato inviato da oggetti già connessi, cioè televisori, frigoriferi e così via. Per ora si parla di spam, di e-mail, ma domani? Chiaro, se Internet of things è un business, lo sarà anche la sicurezza. Ma forse prima di guardare con tranquillità a questo incredibile settore, prima di lanciarci a percorrerlo, sarebbe necessario fermarsi e ragionare. Soprattutto sarebbe necessario risolvere tutti i problemi di sicurezza prima e non dopo il suo definitivo decollo.

1) http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_delle_cose
2) http://it.wikipedia.org/wiki/IPv4
3) http://techcrunch.com/2014/10/02/google-the-physical-web/
4) http://www.microsoft.com/en-us/server-cloud/internet-of-things.aspx
5) http://techcrunch.com/2015/03/30/ibm-wants-to-get-head-start-on-internet-of-things/
6) http://mashable.com/2015/03/25/facebook-internet-of-things/
7) http://www.ge.com/
8) http://www.cisco.com/
9) http://www.fool.com/investing/general/2014/11/05/general-electric-vs-cisco-which-is-the-better-inte.aspx
10) http://www.webnews.it/2014/10/16/privacy-internet-of-things
11) https://www.proofpoint.com/

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Pubblicato da nel 2 aprile 2015 alle ore: 21:37. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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