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Renzi riforme istituzionali nella direzione giusta, ma col passo sbagliato

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Renzi: riforme istituzionali nella direzione giusta, ma col passo sbagliato

Renzi: riforme istituzionali nella direzione giusta, ma col passo sbagliato

L’Italia ha bisogno di superare il “bicameralismo perfetto”, deve darsi una riforma elettorale che garantisca la governabilità ed una scuola moderna, che superi le rigidità dei percorsi curricolari degli studenti e la cappa di piombo di carriere dei docenti regolate dal solo criterio dell’anzianità. La direzione presa quindi dalle riforme renziane è essenzialmente giusta, ma i passi sono sbagliati, i disegni di legge sfornati dal governo sono non immuni da contraddizioni e veri errori politici. Qui affronteremo la questione della riforma del Senato, rimandando il resto a successivi articoli. Due Camere che svolgono esattamente lo stesso ruolo, non avviene in nessun altro paese. E, per giunta, con due corpi elettorali parzialmente diversi: nel 2006 la maggioranza del corpo elettorale della Camera dei Deputati a Prodi, quella del Senato invece a Berlusconi. Il governo Renzi vuole mantenere il premio di maggioranza per l’elezione dei Deputati, collegato però, diversamente da oggi, ad un quorum alto (40%) al primo turno o al ballottaggio nel secondo turno, e vuole un Senato con potere legislativo solo sulle leggi costituzionali e potere solo consultivo per altre leggi, un Senato però non scelto dai cittadini elettori, formato invece da sindaci e consiglieri regionali, selezionati dai diversi consigli regionali. Mi chiedo: il Senato renziano a che servirebbe? A niente. Perché avrebbe la stessa scarsa rappresentatività dell’altra Camera: i partiti di governo quasi sempre prevalgono nei consigli regionali e sarebbero iperrappresentati perciò anche nel Senato. A chi invece potrebbe servire la Seconda Camera? Ai sindaci e ai consiglieri regionali più discussi per mettersi al riparo dall’ arresto, avendo ottenuto, sedendo in Senato, le stesse guarentigie degli altri Deputati. Il Senato renziano non lo vogliamo. Piuttosto potremmo eliminarlo il Senato, che sarebbe solo d’impaccio quando l’orrendo bruco UE si trasformasse nella splendida farfalla Confederazione Europea. Oppure teniamolo con gli stessi poteri essenzialmente consultivi previsti dal governo, ma eletto dai cittadini contestualmente ai consigli regionali: cinque delegati per Regione scelti con rigido sistema proporzionale, e retribuiti coi fondi regionali. Avremmo così una Prima Camera che per garantire la governabilità è eletta con un sistema, il premio di maggioranza, che ha il difetto di un deficit di rappresentatività, compensata da una Seconda Camera, il Senato, più rappresentativa della consistenza delle diverse opinioni politiche presenti fra gli elettori, garante delle leggi costituzionali e dotata di un ruolo consultivo importante, proprio perché specchio del reale orientamento politico dell’elettorato.

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Pubblicato da nel 2 aprile 2015 alle ore: 21:29. Archiviato sotto Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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