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Bobby Soul, l’Insostenibile Leggerezza del Funk

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Bobby Soul

Bobby Soul

Nulla di più serio della Leggerezza, come hanno dimostrato non solo Kundera o Wilde, ma anche una vasta schiera di grandi performers (talora anche grandi musicisti) che, disarticolando le regole della convenzione Blues, diedero vita al fenomeno del Funk, a partire dalla fine degli anni 50.
Non che Bobby Soul (che nome fantastico) ci faccia caso più di tanto,  occupato com’è a conversare con tanti comprimari d’indubbio valore e vitalità e sagace humus intellettuale, ma è vero che senza quel cuore dalla pelle nera, alternativo al bianco Rock’n’Roll-Rockabilly,  non avrebbe mai potuto ingegnare un album così, spazioso nella ritmica e nell’interpretazione dinoccolata, ricco di immagini Black irriverenti  e d’ironico interesse  per la messa alla gogna delle dozzinali ispirazioni (ed espirazioni) di web-dipendenti e Facebook-maniaci delle Amicizie e di Link e di Post e di Tags (“Due e Ventisei”).
Avventure cantautoriali  di uno Spleen fra Gaber e Paolo Conte firmato in un Groove jazzistico intimista e raffinato (”Donna davanzale”, “Una candela nel cuore”), la cui pronuncia stilistica muove un’intensità brillante e travolgente alla James Brown (“Mi muove”), Simbiosi cromatiche fra postrock e Acid (“Il Residance dell’amore universale”), ballate vagabonde (“Nano Nano”), Tran Tran da chansonnier all’angolo della sala da Tango con tanto di fisarmonica (“Désirée”), riflessioni esistenziali su un transcartesiano “non penso quindi tu sei” (“Don Giovanni”, che fa rima alla Gozzano con “attaccapanni”) con una lunga e bellissima Coda Prog che la dice lunga sulla preparazione tecnica e sulla cultura del Bobby-Alberto De Benedetti.
E quando tutto sembra esser finito, quando sembra che non resti altro da fare che appendere gli strumenti ed infilarsi la giacca per andare a casa, ecco la sorpresa: come una Ghost Track appare la “Que sera sera” di Doris Day (oddio che ricordo di torpore piccoloborghese). Sorpresa: in abito smagliante e candore bruno e soul, il Walking Gospel viene condiviso con James & Black, voci profonde che in tono da Jam Session lasciano fluire il senso spirituale (sì, spirituale) di una performance tanto movimentata in un lirico Addio di penombre che non sa più nulla di miti filibustieri e di caricature ipocoristiche.
Appunto la Leggerezza, che non mira ad ottenere ammirazioni, semmai ad esprimere idee agili e spontanee tanto forti quanto distanti dal Chiasso che c’è qui intorno.
Seguiamolo: è uno bravo.

Bobby Soul
L’ Insostenibile Leggerezza del Funk
Riserva Sonora Records, Scintilla Press Genova, 2015

01. Donna Davanzale
02. Mi Muove
03. Una Candela Nel Cuore
04. Appena Mi Pagano
05. Lunedi Sera
06. Darci Dentro
07. Due e Ventisei
08. Il Residance Dell’ Amore Universale – Feat. la Decima Vittima
09. Nano Nano – Feat. la Decima Vittima
10. Desiree
11. Amara
12. Don Giovanni
13. Que Sera,sera – Feat. James & Black

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Pubblicato da nel 7 aprile 2015 alle ore: 0:47. Archiviato sotto Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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