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Colossi del web fra contenziosi fiscali e abuso di posizione dominante

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Colossi del web fra contenziosi fiscali e abuso di posizione dominante

Colossi del web fra contenziosi fiscali e abuso di posizione dominante

La notizia si è diffusa pochi giorni prima di Pasqua, ma a tutt'oggi non è stata ancora confermata, eppure se fosse vera segnerebbe l'inizio di una nuova puntata della telenovela che da ormai un ventennio oppone stati nazionali, compagnie high-tech e, spesso ma non sempre, consumatori. Una telenovela della quale spesso non è chiaro il senso e nemmeno il perché. Secondo il Wall Street Journal l'Unione Europea starebbe per aprire una procedura per abuso di posizione dominante nei confronti di Google (Link 1). Se la notizia fosse confermata, significherebbe che l'Unione Europea formalizzerebbe delle accuse che se provate si tramuterebbero in una multa possibile pari al 10% dei ricavi. Naturalmente l'iter non sarebbe semplice e richiederebbe tra verifiche, verdetti e appelli alla Corte Europea un bel po' di tempo. Ma le seccature per Mountain View non sarebbero di poco conto, visto che tutte le politiche commerciali e di brevetto adottate dovrebbero evitare di portare acqua al mulino dell'accusa. Per intenderci meglio, sarebbe come avere in campo un giocatore pesantemente ammonito. Chiaro che le sue possibilità di movimento sono limitate, tant'è che gli allenatori appena possono i giocatori ammoniti li sostituiscono. Nel caso di Mountain View la sostituzione significherebbe politiche industriali e di marketing meno aggressive di quelle solite e dei concorrenti.
Non è la prima volta che l'Unione Europea si trova ad aprire procedimenti per abuso di posizione dominante nei riguardi di un colosso americano dell'High Tech. È ancora vivo, infatti, il ricordo del procedimento avviato contro Microsoft e conclusosi nel 2013 con una sanzione di 561 milioni di euro per non aver rispettato gli impegni presi l'anno precedente per chiudere l'istruttoria (Link 2). Ed anche con Google la ventilata possibilità dell'apertura della procedura è il punto di arrivo di una lunga serie di scambi di missive che ancora a gennaio dell'anno scorso vedeva l'allora responsabile della concorrenza per l'Unione Europea, Almunia, lamentare la mancanza di collaborazione di Google, che non si decideva a rispondere agli interrogativi posti (Link 3). In queste sue azioni, l'Unione Europea arriva sempre dietro gli Stati Uniti, storicamente più attenti a tutte le problematiche che riguardano la concorrenza. Sono stati proprio gli Usa, infatti, ad aver aperto e chiuso vertenze prima con Microsoft (Link 4) e poi con Google (Link 5). La prima con una condanna che ha fatto storia, la seconda con un verdetto di assoluzione che invece potremmo dire ha fatto scandalo, tanto più quando, qualche mese fa è venuto fuori per errore un documento della stessa corte che aveva archiviato il caso sufficiente invece a provare la colpevolezza di Google (Link 6) e, ovvio, a far inalberare Microsoft. Cos'era cambiato nel frattempo per aver avuto due verdetti sulla stessa questione? Sono cambiati i tempi. Se una volta negli Stati Uniti le aziende destinate un giorno a diventare la pattuglia degli Over The Top, Microsoft in testa, erano guardate con sospetto, oggi sono diventate uno dei pilastri della presenza Usa nel mondo. Tanto che a difenderle, contro l'Europa, scende in campo niente di meno che il presidente, Barack Obama (Link 7), che in un'intervista a Recode.Net ha dichiarato: ““In difesa di Google e Facebook devo dire che qualche volta la risposta europea è guidata essenzialmente da logiche commerciali”. E certamente non si può dar torto ad Obama. Le logiche alla base della partita sono commerciali, non di diritto. E lo sono anche le sue. Ma se attraverso una logica commerciale si dovesse arrivare anche a difendere un diritto, non sarebbe male. Anche quando il diritto è alquanto nebuloso, come per esempio quello oggetto dell'altra grande battaglia che oppone sempre i big di Internet questa volta a singoli stati europei, quella fiscale. Attraverso sofisticati ma sembrerebbe inattaccabili passaggi, tutti i big pagano la maggior parte delle loro tasse in paesi diversi rispetto a quello dove hanno realizzato il business, cominciando dall'Italia (Link 8) e finendo uno alla volta con tutti gli altri stati europei (Link 9). Ma qui la questione è decisamente più complessa, perché in effetti il sistema utilizzato non fa uscire i soldi dall'Europa, limitandosi a dirottarli verso paesi dal regime fiscale più compiacente, come l'Irlanda o l'Olanda. Insomma, spacca in due la stessa Unione Europea impedendole di prendere partito almeno finquando non si riusciranno a creare politiche fiscali comuni. Il fatto è che oggi le big del web sembrerebbero aver assunto la funzione che una volta era stata, per l'Inghilterra, della Compagnia delle Indie (Link 10), cioè essere lo strumento commerciale che precede l'assoggettamento amministrativo e politico di uno stato. Sembrerebbero. Perché in realtà in un sistema socio-politico molto diverso da quello accentrato del '600, le big del web potrebbero diventare esse stesse stato, sostituirsi a quelli fino ad ora esistenti, per arrivare a creare delle strutture non più legate a un territorio ma all'appartenenza a uno stesso universo economico. In favore di questa possibilità c'è il fatto che queste compagnie, proprio come gli stati di una volta e, in parte, di oggi, sono universi chiusi, spesso non comunicanti fra di loro, universi che cercano di creare sistemi autosufficienti capaci di invogliare chi vi entra a non uscirne più. Insomma, avremmo sotto forme e con sistemi diversi, la stessa chiusura di punti di vista e di prospettive dalla quale invece il Web doveva affrancarci. Allora ecco che per ragioni molto diverse da quelle alla base delle accuse di abuso di posizione dominante, questa battaglia che oppone Europa e big del Web, ha un valore capitale per tutti noi. Anzi, dovremmo utilizzarla per raggiungere un obiettivo fondamentale: abbattere le barriere fra sistemi operativi, brownser, imprese. Le proposte commerciali devono poter comunicare fra di loro, e lo scontro commerciale fra le imprese deve avvenire sui servizi offerti e non sulle forme per utilizzarli. Lasciando liberi i cittadini e i consumatori di viaggiare fra universi diversi per disegnare nella libertà di movimento il proprio, personalissimo, mondo.

1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/02/antitrust-europeo-contro-google-abuso-posizione-dominante-rischia-multa-6-miliardi/1560296/
2)http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/03/06/news/l_ue_multa_ancora_microsoft_561_mln_non_lascia_libert_di_scelta_sul_browser-53976345/
3) http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_15/google-si-riaccende-scontro-l-ue-commissario-almunia-non-sono-soddisfatto-660c3ce6-7dee-11e3-80bb-80317d13811d.shtml
4) http://www.istitutomajorana.it/scarica2/monopolio_microsoft.pdf
5) http://www.blitzquotidiano.it/media/google-assolto-dallantitrust-usa-microsoft-1439219/
6) http://www.key4biz.it/antitrust-negli-usa-spunta-dossier-riservato-su-google/
7) http://www.economyup.it/innovazione/2187_obama-difende-google--co-presi-di-mira-dalla-ue-per-ragioni-commerciali.htm
8) http://www.repubblica.it/economia/2014/06/07/news/tasse_big_web-88272370/
9) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/05/tasse-gran-bretagna-contro-big-hi-tech.html
10) http://it.wikipedia.org/wiki/Compagnia_britannica_delle_Indie_orientali

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Pubblicato da nel 10 aprile 2015 alle ore: 20:59. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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