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Prodotti tecnologici e obsolescenza programmata, verità o fantasia?

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Prodotti tecnologici e obsolescenza programmata, verità o fantasia?

Prodotti tecnologici e obsolescenza programmata, verità o fantasia?

Quante volte vi è successo che il vostro cellulare o tablet, acquistato solo pochi mesi prima, abbia improvvisamente dato degli allarmanti segnali di malfunzionamento? Tante volte, siamo pronti a scommetterlo. Intendiamoci, non stiamo parlando di difetti così gravi da poter fare un sicuro ricorso alla garanzia per ottenere un nuovo device. No no. Stiamo parlando di quelle piccole, seccantissime cosette, che pur non impedendo il funzionamento di cellulari o tablet, minano in modo essenziale il piacere di averlo fra le mani. Rallentamenti nella risposta dei comandi, improvvise incandescenze dell'intero oggetto o della parte in cui è posta la batteria, rumorini e cose così. E quante volte di fronte a questi difetti, avete rinunciato a portare l'oggetto in un centro assistenza dopo aver scoperto che vi sarebbe stato ritirato e restituito nella migliore delle ipotesi dopo settimane? Quante volte, invece, vi siete guardati intorno alla ricerca di qualche offerta allettante capace di venire incontro alle vostre tasche permettendovi di sostituire il vecchio con un nuovo gadget? Bene. Tutto questo potrebbe essere solo una nuova puntata di quella telenovela cominciata negli anni '30 del secolo scorso e che si intitola “Obsolescenza programmata” (Link 1). Cioè dalla capacità dei produttori di beni di accorciare il ciclo di vita delle loro merci, limitandolo a scadenze molto più ravvicinate, quasi che fossero pomodori o sottilette, per accrescere nel tempo il volume delle vendite. L'obsolescenza programmata nasce nel 1929 quando un'azienda produttrice di lampadine trovò il sistema di accorciare di molto il ciclo di vita del suo prodotto. Da allora l'obsolescenza programmata si è estesa a tutti i settori industriali, arrivando ad investire anche un segmento, quello dei prodotti digitali, che, caratterizzato com'è da un velocissimo ed altissimo tasso di innovazione apparentemente non avrebbe bisogno dell'obsolescenza programmata per spingere la sua clientela a cambiare i prodotti acquistati molto prima della fine del loro ciclo di vita. Ma, come diceva quel conduttore televisivo, vuoi ricorrere a un aiutino? E i concorrenti, tutti, bravi o meno, rispondevano di sì. Così sembrerebbe essere accaduto anche nel settore elettronico. L'innovazione come spinta alla sostituzione di un prodotto è una bella arma, ma se si può ricorrere anche a un aiutino, perché no. Fatto sta che se apparentemente i produttori di elettrodomestici hanno fatto e fanno anche loro sempre più ricorso alla obsolescenza programmata (Link 2 e 3), vi sono fatti tentare anche quelli di telefonia e pc. La stessa mitica Apple è stata protagonista di un caso eclatante, quando nel 2005 negli Usa fu autorizzata una class action che accusava Cupertino di produrre batterie dalla durata massima di 8/10 mesi per i suoi I-Pod. Né, da allora, i rumors intorno alla Apple si sono calmati. Periodicamente l'azienda di Cupertino viene accusata di ricorrere in modo massiccio a diverse forme di obsolescenza programmata (Link 4), anche se fino ad ora le accuse non sono mai state provate. Di fronte alle difficoltà, chiaro che un settore che per indurre la clientela ad acquistare nuovi prodotti dispone dell'arma dell'innovazione, abbia cominciato a porsi delle domande. Domande tanto più serie da quando, a mettere in dubbio l'opportunità dell'uso dell'obsolescenza programmata, sono stati proprio gli studiosi di marketing, ipotizzando una serie di danni collaterali, quali il rischio che il cliente deluso cambi marca e proponendo nuove strategie di vendita (Link 6, 7 e 8). Se poi agli studiosi di marketing aggiungiamo anche la possibilità che alcuni paesi adottino una legislazione specifica per tutelare i consumatori si comprende bene come le aziende tecnologiche possano aver deciso di adottare mezzi di convinzione più soft. Certo, per ora non si è fatto ancora niente, dal punto di vista legislativo, e per una volta a muoversi in anticipo è stata proprio l'Italia, seguita presto dalla Francia (Link 9 e 10), ma la situazione è sempre in movimento grazie anche alla grande pressione effettuata dalle associazioni di consumatori e allora, stando così le cose, perché non precorrere i tempi e farsi trovare preparati? Magari lanciando anche alcuni interessanti progetti che sulla carta sembrerebbero finalizzati a prolungarla la vita del prodotto, invece che ad accorciarla. Sì, sarebbe proprio una svolta. Se non ci fossero quei fastidiosi difetti che tormentano il vostro cellulare, o tablet. E se il centro riparazione non fosse così lontano, ma così lontano. E se non doveste lasciargli il vostro gustoso device per veramente troppe settimane. E tutto mentre la televisione sta proprio dicendo che è appena uscito il nuovo modello della vostra azienda preferita.

1) http://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata
2) http://www.consumatoridirittimercato.it/ambiente-e-sostenibilita/obsolescenza-programmata-alla-ricerca-di-prove/
3) http://www.theguardian.com/environment/2015/mar/03/lifespan-of-consumer-electronics-is-getting-shorter-study-finds
4) http://appleinsider.com/articles/05/08/26/judge_approves_settlement_in_ipod_class_action_suit
5) http://www.lastampa.it/2014/07/30/blogs/centro-messaggi/arriva-iphone-e-ritornano-le-voci-di-obsolescenza-programmata-GWckGMxsZrIRmjnv197cML/pagina.html
6) http://www.murks-nein-danke.de/blog/download/An%20Economic%20Theory%20of%20Planned%20Obsolescence.pdf
7) https://scholar.google.it/scholar?nfpr=1&biw=1376&bih=661&bav=on.2,or.&bvm=bv.91071109,d.ZWU&um=1&ie=UTF-8&lr&q=related:uBa3YIAMdQ_7dM:scholar.google.com/
8) http://www.quora.com/What-are-the-alternatives-to-planned-obsolescence
9) http://www.tomshw.it/news/italia-obsolescenza-programmata-vietata-per-legge-52250
10) http://www.greenreport.it/_archivio2011/?page=default&id=21105
11) http://www.fastweb.it/smartphone-e-gadget/obsolescenza-programmata-cos-e-e-come-combatterla/

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Pubblicato da nel 21 aprile 2015 alle ore: 6:58. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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