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Scuola il cambiamento dall’alto porterà al disastro

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Scuola il cambiamento dall’alto porterà al disastro

Scuola il cambiamento dall’alto porterà al disastro

I docenti non sono degli impiegati, ma dei professionisti al servizio dello Stato, perché insegnare è un’arte ed il lavoro dell’insegnante non può essere valutato in termini quantitativi, bensì qualitativi: da un avvocato non vorreste sapere quante cause ha discusso, ma quante ne ha vinte, allo stesso modo non occorre, per valutare, sapere quanto un docente spieghi, piuttosto come spieghi. Il governo Renzi vuole riformare la Scuola superando la rigidità dei programmi e dei curricula scolastici oggi in vigore, immaginando, sembra di capire, percorsi didattici differenziati, adattati alle esigenze dei diversi studenti attraverso materie opzionali e cancellazioni di materie oggi curricolari. Ottime intenzioni. Aggiungerei, seguendo il consiglio del docente considerato migliore, secondo una valutazione promossa da un organismo internazionale, il professor Manni l’introduzione di attività “motivazionali”, da svolgere nelle ore pomeridiane: sport, musica, attività teatrali, di scrittura creativa, di ricerca ambientale e sociale, di promozione e conservazione del patrimonio artistico, etc… Ma l’attività di valutazione del personale docente e di riforma dei percorsi didattici può essere affidata solo ai dirigenti scolastici (DS) ed alle prove INVALSI ? Solo il lavoro quantitativo può venir valutato dall’alto, quello qualitativo deve anche essere valutato dai fruitori, cioè essenzialmente, nel nostro caso, dagli studenti e dalle loro famiglie. In ogni scuola esistono i “comitati di valutazione”, fatti da docenti eletti dai colleghi, oggi praticamente sono stati esautorati, diamo invece potere d’intervento a questi comitati, quando vi sia grave contrasto (è raro, ma capita) fra docente e fruitori, oggi il fenomeno viene ignorato e “mascherato” dal DS, invece, se davvero volessimo parlare di “qualità”, dovremmo far intervenire, in tali limitati, ma significativi casi, il comitato di valutazione, diretto dal DS ed allargato ad un rappresentante dei genitori ed uno degli studenti (nelle Superiori). I DS, secondo il Renzi-pensiero, dovrebbero divenire coordinatori della didattica, ma nella loro selezione e distribuzione sul territorio la competenza didattica è stata, di fatto, ignorata: non a caso solo in Italia abbiamo ex maestri elementari a dirigere licei: come si può curare la didattica dirigendo istituti ove non si è nemmeno abilitati ad insegnare? Ma veniamo alla questione principale: la valutazione dei docenti e delle scuole; quale strumento valutativo si vuol introdurre? Le prove INVALSI. “E’ una questione di trasparenza” ha sentenziato una “grande esperta” del Ministero. Siamo proprio certi che la trasparenza possa fondarsi su dati soggettivi e non oggettivi? Per sapere come funzionano le Ferrovie o gli ospedali possiamo affidarci a dei questionari? No, perché questi possono venir alterati, a priori suggestionando o minacciando chi è chiamato a rispondere, a posteriori dando una lettura fuorviante dei dati. Occorre invece affidarsi a dati oggettivi: ad esempio i minuti di ritardo in un'ora, un giorno, un mese di un sistema ferroviario o la mortalità nei nosocomi. Dati oggettivi nella Scuola sono gli esami di fine corso, che sono pubblici e sottoposti a validi controlli, le lamentele dei fruitori, qualora venissero accolte e registrate, gli esiti dei giovani, dopo il conseguimento del titolo di studio, mentre invece con test a risposta chiusa (pessimi per valutare nelle materie letterarie), somministrati senza garanzie di controllo e pubblicità, si può fare solo dell’illusionismo, come con un sondaggio taroccato. Caro Renzi, abbi più rispetto dei professori, anche di quelli che ti sono più vicini, siamo la più numerosa categoria di professionisti al servizio dello Stato e del paese, non ricevono retribuzioni adeguate, siamo i meno pagati in Europa Occidentale, ma non chiediamo oggi dal paese quel che oggi, grazie alle politiche dissipative dei suoi predecessori, non è in grado di darci, però chiediamo a Lei e a tutti rispetto per la Scuola e la Cultura

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Pubblicato da nel 5 maggio 2015 alle ore: 0:45. Archiviato sotto Politiche Culturali,Scuola & Formazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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