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Riot, videogioco o simulatore di rivolte?

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Riot, videogioco o simulatore di rivolte?

Riot, videogioco o simulatore di rivolte?

Probabilmente fra qualche anno il percorso di Riot games (Link 1 e 2), un videogioco che prendendo spunto da alcune delle più celebri rivolte di piazza degli ultimi anni propone al pubblico la possibilità di “giocare” alla rivoluzione, sarà una perfetta case history (Link 3) di come andava la comunicazione in questo periodo storico. Con Riot, infatti, abbiamo il caso di un'idea che ha raggiunto il successo virale prima di diventare realtà, che nel ritardo rispetto ai tempi annunciati e previsti ha visto un ulteriore crescita del successo e che ottiene continuamente ottima stampa nonostante ancora non sia perfettamente chiaro che cosa sarà. O meglio, a nostro avviso è chiarissimo di cosa si tratta, a non essere chiare sono le presentazioni che di Riot games si leggono un po' dovunque. Intendiamoci, Riot potrebbe anche essere il più bello e divertente e riuscito dei videogiochi. Ma andiamo con ordine. Riot è un'idea di Leonard Menchiari, bolognese, 28 anni, regista ed esperto di animazione ma anche attivista nella battaglia che i No-Tav hanno condotto nelle valli del nord. L'idea del videogioco arriva nel 2013, dopo alcune manifestazioni alle quali Menchiari partecipa in prima persona: Riot non solo sarà basato sulle rivolte di piazza, ma addirittura ambientato nei luoghi che hanno visto queste rivolte. In altre parole le valli e le piazze, per ora, delle proteste No-Tav, degli Indignados e quelle della primavera araba, le divise e i mezzi della polizia e di chi protestava, tutto sarà ricostruito perfettamente, lasciando però, ovviamente, la massima libertà d'azione per i giocatori, che potranno scegliere se rivestire i panni dei contestatori o delle forze di polizia. La partita sarà regolata, a quel che si capisce, da un sistema di punteggio che premierà non solo la vittoria nelle azioni, ma anche i valori alla base delle scelte di gioco e la capacità di vincere la partita senza spargimento di sangue. Detto fatto, parte un crowdfounding su Indiego e la raccolta riscuote un grande successo, tanto da superare i 35.000 dollari contro i 15.000 richiesti (Link 4). Dopo un simile risultato ci sarebbero aspettati risultati veloci per approfittare dal battage suscitato dalla notizia e un rapido arrivo di Riot sul mercato. Invece, si era nel 2013, il progetto va a rilento. Menchiari prende il suo tempo, gira, visita, studia. Qualche difficoltà la da il gruppo di progetto che vede alcuni dei protagonisti ritirarsi e sostituirli richiede altri mesi (Link 5). Finalmente proprio in questi giorni è arrivata la notizia. Che Riot è sul mercato? Manco per niente. Solo che durante l'estate o alla fine dell'estate sarà rilasciata una prima versione del gioco (Link 6), ma riservata solo a pochi fortunati che avranno il compito di testarla e permettere di verificare limiti, problemi e, naturalmente, anche i pregi che, ne siamo sicurissimi, saranno tantissimi. Solo che per ora, ad oggi Riot non c'è. Almeno sul mercato. E qualche legittimo dubbio, alla luce di quanto accaduto fino ad oggi, si potrebbe avanzare, anche se auguriamo a Menchiari tutto il bene possibile, sulla possibilità di ulteriori ritardi. Ma se la case history di Riot è un paradigma interessante di come oggi la rete e i suoi frequentatori si infiammano su progetti e lo fanno ancora di più anche su progetti che in altri momenti si sarebbero definiti persi per strada (Non è chiaramente oggi il caso di Riot), c'è un ulteriore aspetto che merita attenzione, e questo riguarda proprio il gioco ideato da Menchiari. E cioè una certa confusione della comunicazione, confusione che però è parte integrante del successo di Riot. “Riot, il videogioco italiano che fa capire le vere rivolte popolari”, “Molotov e barricate come a Milano: esce "Riot", il videogame degli scontri di piazza”, “Riot, un videogioco per simulare le rivolte di piazza nato in Italia”, sono solo alcuni dei titoli che si possono trovare in rete in queste settimane (Link 7,8 e 9) ma anche la maggior parte degli altri si situa su questa falsariga: la simulazione di una rivolta di piazza. Peccato che Riot alla fine non simuli niente. Riot, diciamolo, è soltanto questo: un videogioco. Un gioco che invece di essere ambientato in città immaginarie con divise e armi immaginarie, si svolge in luoghi conosciuti e già teatro di eventi che hanno fatto la storia degli ultimi anni. Ma scordatevi, giocando a Riot, di poter imparare qualcosa su come condurre una manifestazione o uno scontro di piazza. Niente di tutto questo. Niente a che fare, in altre parole, con quella importantissima branca della ricerca militare che da anni prova a ricostruire ipotesi di crisi per mettere a punto piani efficaci di comportamento e intervento o, ancora, simulazioni virtuali di scenari di combattimento per addestrare ufficiali e soldati a quello che li attenderà nella realtà (Link 10). E quando poi leggiamo di notizie come questa, cioè di realtà virtuale applicata all'addestramento con il conseguente perfezionamento dello stesso e risparmi colossali in termini di ricostruzione dei luoghi nei quali le truppe si batteranno (Link 11 e 12), allora comprendiamo bene quanto Riot, il giorno in cui sarà finalmente sul mercato, sarà sicuramente un bellissimo e appassionante videogioco, ma senza avere niente a che fare con la parola “simulazione”, intesa come mimesi della realtà.

1) http://riotsimulator.org
2) http://video.repubblica.it/edizione/torino/guerriglia-di-piazza-in-un-videogame-arriva-riot-trailer-2015-con-gli-scontri-no-tav/199675/198724
3) http://it.wikipedia.org/wiki/Studio_di_caso
4) https://www.indiegogo.com/projects/riot--4
5) http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/rivolta-diventa-video-gioco-molotov-lacrimogeni-guerriglia-99834.htm
6) http://www.wired.it/tv/finalmente-arriva-riot-simulatore-rivolte-progettato-in-italia/
7) http://www.nuovarassegna.it/tecnologia/riot-il-videogioco-italiano-che-fa-capire-le-vere-rivolte-popolari
8)http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/05/03/news/molotov_e_barricate_come_a_milano_esce_riot_il_videogame_per_impersonare_i_black_bloc-113445790/
9) http://www.polisblog.it/post/67211/riot-un-videogioco-per-simulare-le-rivolte-di-piazza-nato-in-italia
10) http://en.wikipedia.org/wiki/Military_simulation
11) http://www.gamemag.it/news/cryengine-alla-base-del-simulatore-di-allenamento-militare-dell-esercito-usa_37003.html
12) http://oculuszone.it/articoli/839/realteagrave-virtuale-anche-per-laddestramento-dellesercito-americano.html

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Pubblicato da nel 11 maggio 2015 alle ore: 7:11. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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