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App per diversamente abili, non solo gioco

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App per diversamente abili, non solo gioco

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Chi ha superato abbondantemente almeno i primi anta, certamente ricorderà le battaglie che hanno accompagnato la diffusione della televisione, in particolare di quella commerciale ma, ancora prima, di quella pubblica. È uno strumento dannato, si diceva, vederla per troppo tempo è pericoloso, bisogna trovarle una funzione educativa e via discorrendo. Oggi di questa funzione centrale e olistica delle televisione non rimane più traccia. Anzi, appare chiaro che sarà sempre più ridotta al ruolo di semplice schermo, sul quale proiettare quello che noi desideriamo, sia pure scelto in una marea inesauribile di contenuti offerti da migliaia di piattaforme e produttori intrecciati fra loro. Ma se la televisione sta lentamente evaporando, il dibattito sulla sua funzione educativa è migrato pari pari su un altro tipo di schermo, molto più piccolo e molto meno controllabile. Stiamo ovviamente parlando del tablet. Molto meno controllabile perché se prima si lasciava un bambino di pochi anni davanti a un televisore, si poteva facilmente sapere che cosa stava guardando, contenuti comunque selezionati in un panorama abbastanza limitato. Con il tablet, invece, le possibilità esplorative sono infinite, così come i campi minati nei quali il bambino può finire. A complicare le cose c'è il fatto che l'approccio da parte dei bambini verso i gadget elettronici si è molto anticipato rispetto a quanto avveniva con la televisione. Certo, complici i genitori, che tendono ad affidare il gadet ai loro figli quando hanno da sbrigare cose importanti e non vogliono essere disturbati. Da un sondaggio del Time apprendiamo che un terzo dei bambini al di sotto di un anno ha già interagito almeno con uno smartphone (Link 1). Non è difficile immaginare perché il bambino con in mano uno smartphone smette immediatamente di creare problemi. La possibilità manipolatoria offerta da questo oggetto è molto più in sintonia con quell'agire per apprendere fatto di un mix di pensiero e azioni, gesti, che caratterizza i primi anni di vita degli esseri umani. Risultato, sempre secondo la ricerca citata, la prima parola pronunciata, sempre più spesso non è “mamma” ma “tablet” (Link 2). Inutile dire che immediatamente contro questo precoce approccio verso i gadget elettronici c'è stata una vera e propria sollevazione, arrivando a ipotizzare perfino danni fisici se non psichici (Link 3 e 4). A fronte di queste diffuse paure, culminate a Taiwan in una legge che punisce con una multa i genitori che lasciano per troppo tempo i propri figli a contatto con gadget elettronici (Link 5), come sempre, c'è chi propone posizioni più elaborate in linea con l'inevitabilità di un processo ormai irreversibile, un processo che va governato e non bloccato (Link 6). A noi sembra che il rapporto fra i bambini e i gadget elettronici abbia due ambiti precisi di analisi: 1) quello dell'oggetto elettronico 2) quello dei contenuti dell'oggetto. Dal primo punto di vista sì, probabilmente l'uso dei gadget elettronici richiede degli adeguamenti fisici e psichici. Agisce sulla vista, sulle mani, e su tante altre cose. Ma che le possibilità di migliorare la nostra vita offerte dall'elettronica siano immense è ormai fuor di dubbio. Così ad adattarsi ci penserà la specie attivando un processo che penalizzerà chi non ha le caratteristiche per sopportare al meglio le nuove necessità e premierà chi le ha. Lo aveva già capito Darwin ormai un secolo e mezzo fa. È così che funziona. Per quello che invece riguarda i contenuti, le possibilità operative sono enormi e toccano un mercato come quello delle applicazioni. Perché se è importante, comodo e utile lasciare che il bambino trascorra del tempo con i gadget elettronici, è ancora più importante che le applicazioni con cui ha a che fare abbiano un valore educativo e formativo. E, per fortuna, da questo punto di vista i segnali sono incoraggianti, visto che da un lato sono sempre più numerosi i genitori che si preoccupano di questo aspetto, come dimostra una ricerca inglese, anche se oggi un po' datata (Link 7), dall'altro le applicazioni educative sono decine di migliaia. Qui, senza la pretesa di essere esaustivi, offriamo dei suggerimenti per Apple e per Android (Link 8 e 9), più un sito per reperire applicazioni gratuite per bambini autistici. Ma a questo punto la domanda è obbligatoria: proprio perché l'offerta è enorme, come orientarsi e soprattutto come riconoscere una applicazione che svolge, e bene, una funzione anche educativa da una che invece non lo fa? Ecco, secondo Mashable, quattro criteri semplici ed efficaci per orientare la nostra scelta e una interessante riflessione conclusiva (Link 11 e 12).

1) http://www.mobileworld.it/2015/04/27/bambini-utilizzo-smartphone-1-anno/
2) http://www.saggiamente.com/2014/08/06/mamma-no-tablet/
3) http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch
4) http://www.bravibimbi.it/news-bimbi/smartphone-e-tablet-nemici-per-gli-occhi-dei-bambini/?refresh_ce
5) http://www.lastampa.it/2015/02/02/tecnologia/bimbi-troppo-tempo-su-tablet-e-smartphone-i-genitori-possono-essere-multati-msUxB5jucOd8mGkmJ2dQlL/pagina.html
6) http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/tempo-libero-3-6-anni/10-regole-sull-uso-del-tablet-da-parte-dei-bambini
7) http://www.mamamo.it/news/bambini-e-media-educativi-una-ricerca-del-joan-ganz-cooney-center
8) http://www.teachthought.com/apps-2/the-55-best-best-free-education-apps-for-ipad/
9) http://www.teachthought.com/technology/the-best-education-apps-for-android/
10) http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/456304/App-educative-per-i-bambini-autistici-nasce-il-sito-che-aiuta-le-famiglie
11) http://mashable.com/2015/05/07/educational-app-help-learn/
12) http://www.psychologicalscience.org/index.php/publications/educational-apps.html

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Pubblicato da nel 17 maggio 2015 alle ore: 10:14. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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