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Planet E, l’elettronica jazz di Star Hip Troopers

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Planet E, Star Hip Troopers

Planet E, Star Hip Troopers

Realizzato dal DJ Mess Morize, inaugura la nuova linea Music In Town della Parco della Musica Records questo album di elettronica jazzistica in linguaggio di matrice dub: un punto di partenza veramente importante a livello culturale qualora se ne colga il segno profondo nel voler dare senso estetico contemporaneo alla ricerca che, sempre, dovrebbe essere stimolata e sostenuta da Enti dediti alla cura dell’arte italiana. Dunque, accogliamo con soddisfazione l’iniziativa, volendone sottolineare la valenza propriamente musicale, ispirata ad un’interattività sonora al di fuori di stereotipi e facili sincretismi Ambient-Trip Hop-Jazz.

Il Pianeta del Settetto è distinto da un linguaggio emotivo e da una “sensitività” esoterica e acida, aperta alle frontiere indicate da album straordinari come “Gandharva”(Beaver & Krause, WB 1971), dalla trance spirituale di Brian Eno e Robert Fripp, dalla lisergia del Bristol Sound e dalla “Silent Way” di Miles Davis, così come dalle scosse energiche e dalle improvvisazioni notturne per metropolitana liquidità riferibili alla Techno e all’House tra anni 90 e 2000 (gli olandesi Tiësto e Armin van Buuren, il tedesco Paul van Dyk, il trio britannico Above & Beyond, l'israeliana Dj Dali).

Per la Parure surreale dei 13 brani del concept album vengono chiamati al proscenio strumentisti italiani fra i più creativi ed eclettici, le cui evoluzioni solistiche amplificano l’astrattismo visionario di una “musica discreta” (la “discreet music” di “Apollo” e “Voices” di Eno) come negli scenari rallentati, tenui e cupi dei suggestivi cantabili “From Beyond” e “Deli’s Orbit”.

Ben lontano dall’eroismo manierista di “Starship Troopers”, film per bassa fantascienza del 1997 di Paul Verhoeven, cui comunque rimanda il nome dell’Ensemble forse per psichedelica ironia, l’album chiama ancora in causa la Science Fiction del Cult di David Twohy, le cui premesse “aliene” corrono nel Tempo instabile, nel “buio assoluto” del Primitivismo allucinato di “Breathing in Pitch Black”, per poi trovare nella pioggia meteorico - cromatica di “Planet E” un Annuncio bruno e siderale svisato in un fraseggio crepuscolare e underground che riteniamo sia giusto indizio per la comprensione In Toto del progetto MIT.

STAR HIP TROOPERS – PLANET E

Parco della Musica Records 2015

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Pubblicato da nel 8 giugno 2015 alle ore: 0:48. Archiviato sotto Musica,Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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