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Cookie e privacy la nuova frontiera di internet

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Cookie e privacy la nuova frontiera di internet

Cookie e privacy la nuova frontiera di internet

La normativa del garante della Privacy sui cookie è diventata operativa da pochi giorni e ne stiamo vedendo già di tutti i colori. Anzi, verrebbe da dire, per tutti i gusti, visto che si tratta di biscotti. Come dovrebbe essere ormai noto a tutti gli internauti dal 2 giugno è diventata operativa la disciplina del Garante per la Privacy in materia di trattamento dei dati personali a mezzo cookie (Link 1), cioè quei programmini che qualsiasi sito al quale vi collegate deposita nel vostro Pc per tracciare nel tempo l'interazione (e quindi darvi un servizio più efficace) o la vostra navigazione e i vostri comportamenti a prescindere da quel sito (per ottenere dati da utilizzare nella vendita degli spazi pubblicitari o, anche, semplicemente per cederli a chi li utilizzerà per altri fini). La battaglia sui cookie accompagna il dibattito sull'utilizzo del web da ormai oltre un decennio. E si è via via accesa man mano che i cookie diventavano sempre più sofisticati e parallelamente si comprendeva che il vero oro del futuro sono i big data. Eppure nonostante questo non ha mai realmente interessato chi quotidianamente naviga per lavoro o anche solo per divertimento. Ciononostante i cookie sono diventati uno dei temi caldi della legislazione sulla privacy, sia a livello europeo (Link 2) che italiano. Tanto che il nostro garante per la privacy l'anno scorso ha rotto gli indugi e ha dato 12 mesi ai gestori di siti per per adeguarsi (link 3). E quando si dice siti si intende tutto quello che appare nel web, dalla pagina della grande multinazionale al blog gestito da nostro figlio dodicenne, sempre che utilizzi, chiaro, dei cookie (ma quelli di interazione sono alla base di qualsiasi attività). Non è difficile immaginare che cosa è accaduto il 2 giugno, termine ultimo, come detto, per adeguarsi. La bagarre, direbbero in Francia, una confusione totale in cui abbiamo visto di tutto, da siti che riducevano l'informativa a un banner quasi invisibile messo dove poteva dare meno fastidio ad altri che, più seri, hanno ottemperato in modo preciso a un obbligo che presentava ancora numerosi punti poco chiari, tanto che proprio l'ufficio del garante è intervenuto più volte con precisazioni e messe a punto (Link 4 e 5), l'ultima delle quali sembrerebbe aver risolto definitivamente i problemi sul tappeto (Link 6). Sembrerebbe. E sì, perché il bello di questa normativa è che il consenso ai cookie può essere dato una sola volta per semplice “continuazione della navigazione”. Così, supponiamo, il sito che ha scelto di rendere quasi invisibile il suo banner potrebbe aver incassato accettazioni inconsapevoli da utenti che, appunto, non si sono accorti della richiesta. Teoricamente tutte le accettazioni potrebbero essere avvenute in modo inconsapevole, salvo quelle concesse a chi il banner lo ha inserito a tutta pagina. Per la serie, proprio che lo devi leggere se vuoi andare avanti (Ma ce ne sono stati?).  Chiaro che non è così. Cioè, accettazioni inconsapevoli ce ne sono sicuramente state. E nemmeno poche. Ma non è stato così per tutti. La maggior parte degli utenti ha navigato sapendo di aver dato l'autorizzazione all'uso di cookie. Magari non conoscerà tutti i suoi diritti e la possibilità di sorveglianza nel tempo a lui concessa, ma sa di aver dato una autorizzazione. Ora, io non sono un difensore della privacy, certamente non per i dati che confluiscono nell'oceano immenso dei big data. Mi rendo conto che molte delle operazioni che vengono fatte sui miei comportamenti non solo contribuiscono a migliorare il servizio che mi viene reso, ma anche a far progredire, oggi, il mondo. Ma so anche troppo bene che oltre che per questi fini utili e importanti, i miei dati possono servire per colpirmi, negandomi la possibilità di una assicurazione o facendomi perdere o rifiutare un lavoro. E so che devo difendermi. E che per potermi difendere non solo devo avere dei diritti, ma soprattutto questi diritti devo conoscerli. So che se qualcuno mette un banner invisibile per comunicarmi che ci sono, o incassa una accettazione semplicemente perché ho cliccato su una parte qualsiasi di quella pagina. E non importa se questi miei diritti sono sempre lì, a disposizione. Non importa perché nessuno più tornerà a ricordarmeli. Ecco. Allora mi piacerebbe che invece di agire solo sul lato dei proprietari di siti, ci fossero misure precise di alfabetizzazione digitale, per essere sicuri che tanti discorsi sulla privacy, sui cookie e su quel che è, vengano recepiti correttamente da ogni singolo utente. Perché oggi la vera battaglia, come accadde negli '60, è una battaglia di alfabetizzazione. L'unica differenza è che mentre allora il paese crebbe perché si insegnò a tutti a leggere e scrivere, oggi crescerà se sapremo insegnare a tutti a leggere il web e a fruirne in modo consapevole e dignitoso.

1) https://it.wikipedia.org/wiki/Cookie
2) http://www.digife.it/nuova-normativa-sui-cookie-emessa-dal-garante-per-la-privacy/
3) http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3167231
4) http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4006878
5) http://www.garanteprivacy.it/cookie
6) http://www.wired.it/internet/regole/2015/06/11/cookie-chiarimento-definitivo/

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Pubblicato da nel 12 giugno 2015 alle ore: 21:40. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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