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‘Na Strana Protezione: Eduardo in romanesco

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'Na Strana Protezione Teatro Porta Portese

'Na Strana Protezione Teatro Porta Portese

Al Teatro Porta Portese è andato in scena il 5, 6 e 7 giugno, 'Na Strana Protezione, ad opera della compagnia La Gilda dei Guitti, per la regia di Silvia Faccini, e tratto dalla commedia "De Pretore Vincenzo" di Eduardo De Filippo, il cui testo è stato adattato in romanesco, ambientando la vicenda a Roma.
La trama: il giovane ladruncolo Vincenzo De Pretore vive solo, sognando un futuro signorile che, lui trovatello, sente di meritare per una fantomatica origine nobile, e di lui s'innamora la servetta Ninuccia.
Questa situazione fa da base per lo sviluppo di una storia in cui si susseguono franco realismo e scene visionarie, passaggi comici e momenti amarissimi, come accade spesso in Eduardo.
E i bravi attori, molto affiatati, insieme ad un'ottima regia, realizzano uno spettacolo emozionante, che, pur misurandosi con personaggi elementari, non scade mai nell'ovvio o nel superficiale, e tocca corde universali.
Gianni Pasquali con grande bravura dà corpo e anima a De Pretore, un povero "figlio di padre ignoto", cui la mancanza di natali certi proprio non va giù - se ne lamenterà perfino col Padreterno in persona -, e lo fa sentire defraudato dalla vita, fino a credersi nobile, per cui il suo esser ladro non è altro che un riappropriarsi di ciò che gli spetterebbe di diritto: "io so' signore" - ricorda spesso.
Però nel De Pretore diretto dalla Faccini non c'è mai l'ambizione di riscatto sociale a tutti i costi, con qualsiasi mezzo e a danno di chiunque: no, c'è piuttosto un'umanissima volontà di costruire qualcosa di meglio della triste realtà in cui egli è nato e cresciuto, e da cui vuole fuggire, volontà che si sposa a meraviglia con quella dell'umile Ninuccia, che lo ama ed è riamata sinceramente.
Proprio quel desiderio di fuga porta il ladruncolo a illudersi di aver ottenuto una "protezione" celeste, e anche quando tutto andrà male egli continuerà a sognarsi, in buona fede, che il gran torto che sente d'aver subito nella vita verrà alfine riconosciuto, e ad esso si porrà rimedio.
Giulia Vacca rende splendidamente Ninuccia, creatura tenerissima e fragile a volte, altre volte forte del più elementare buonsenso popolare, ma alla fin fine anch'essa pronta a creder sempre il meglio riguardo a De Pretore: in lei però l'unica ambizione è quella di una vita normale, vissuta assieme al fidanzato, e, al contrario di lui, dovrà confrontarsi fino in fondo con la realtà.
Perfetta l'intesa tra i due, e perfetta la regia dei meccanismi tra loro: si guardano, si cercano, si trovano, si sfuggono, si rincorrono, e si concedono l'una all'altro in un ininterrotto gioco di sguardi, di gesti, e di toni di voce che finisce per incantare, senza che vadano mai perdute la naturalezza e la verità espressiva.
Notevoli per precisione, versatilità e vivacità anche le prove di tutti gli altri componenti della compagnia: Federico Diotallevi, Alessio Cesaroni, Valerio De Angelis, e Enzo Ardone, nel ruolo di Dio, dalla verve comica assolutamente irresistibile, e quindi ancora, con contributi fondamentali: Dario Formiconi, Lucia Meuli, Andrea Messi e Francesco Garrone.
Tutto lo spettacolo infine è arricchito e sorretto da molti brani della tradizione catautorale italiana, pregevolmente interpretati in scena da Marco Casalayna accompagnandosi con la chitarra: questa scelta molto suggestiva da un lato dona ad ogni scena uno sfondo sonoro di vita quotidiana, e dall'altro suggerisce il tema e il tono delle vicende: si pensi ad esempio a "...E allora senti cosa fo" di Stefano Rosso, o ad "A Cristo" di Antonello Venditti.

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Pubblicato da nel 17 giugno 2015 alle ore: 14:47. Archiviato sotto Spettacolo,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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