Socialize

Stefano Battaglia, musica salva

Print Friendly, PDF & Email
Stefano Battaglia

Stefano Battaglia

Musica salva, ossia priva di ogni ancoraggio filologico o di genere con altre forme musicali precedenti, ma influenzata, piuttosto, dall’intero scibile del pensiero artistico e intellettuale: cinema, letteratura, poesia, pittura, filosofia. E’ questo l’ambizioso concept alla base del recital di piano solo che Stefano Battaglia presenta nel Teatro Studio dell’Auditorium di Roma. Come riuscire a creare una proposta musicale completamente nuova, slegata da canoni e modelli del passato? L’impresa evidentemente non è facile, anche per chi, come Battaglia, può vantare numerose frecce al proprio arco artistico: un solido background che unisce studi classici e formazione jazzistica, una carriera concertistica e discografica ormai trentennale sia in veste di leader che di sideman, collaborazioni con nomi di assoluto pregio - fra tutti Lee Konitz - numerosi premi, incarichi prestigiosi (le docenze a Siena Jazz) e riconoscimenti della critica internazionale. Il pianista milanese prova a librarsi in volo attraverso il rituale propiziatorio dell’improvvisazione totale. La musica ha inizio senza uno scopo o una direzione precisa, e trae linfa vitale dal suo stesso svolgersi, riposandosi nei momenti interlocutori, ri-vivificandosi in quelli più ispirati, scorrendo inesorabilmente come scorre tutto: un fiume, il tempo, la vita stessa. Stefano Battaglia dialoga con se stesso, traendo spunto dalle intuizioni e dalle sfumature che di volta in volta fuoriescono dalle corde del piano a coda.
Siamo dunque in un territorio molto vicino al concetto d’improvvisazione proposto da Keith Jarrett e immortalato in dischi che resistono al passare del tempo, come il pluricelebrato “Koln Concert”. Eppure ciò che raggiunge le orecchie dei presenti in sala non è quasi mai omologabile a quanto espresso dal noto pianista statunitense, a parte un lungo episodio che, nell’andamento ritmico e armonico, ricorda il quartetto americano degli anni ’70 con Dewey Redman, Chalie Haden e Paul Motian. Nel resto delle occasioni, di Jarrett rimane solo la spinta cadenzata, la pulsione incessante; al limite, è possibile ritrovarlo nella sola mano sinistra, ipnotica ed ossessiva, mentre quella destra è impegnata a disegnare malinconiche progressioni armoniche, che si avvicendano e si affastellano, facendo pensare alle migliori intuizioni di cui è capace Lyle Mays. In altri momenti del concerto, l’auto-interplay inscenato da Battaglia prende direzioni del tutto inaspettate - probabilmente anche all’esecutore stesso - fra reiterazioni minimaliste alla Steve Reich, fraseggi pentatonici e frammentari alla Joe Zawinul, scomposizioni ritmiche free jazz.
Nonostante l’impegno profuso, durante la serata così come in tutta la sua carriera, nella ricerca di una musica completamente nuova, la proposta di Stefano Battaglia risente di un’evidente natura romantica, riconducibile all’influenza del grandissimo Bill Evans; è questa la matrice che maggiormente lo caratterizza, il minimo comune denominatore che non è possibile nascondere neanche dietro le arditezze della sperimentazione più spinta. Questa sensazione è accentuata dal fatto che il pianista milanese, nel corso dell’esibizione, non faccia mai sfoggio della classica scansione swing. L’influenza di altri probabili punti di riferimento come Paul Bley e Mal Waldron non è particolarmente palpabile, se non per l’approccio concettuale.
Dopo un’ora e mezza, il recital termina, e Stefano Battaglia abbandona il palco senza concedere bis. La musica è terminata. Ed è salva.
Stefano Battaglia, 28.4.2015 Auditorium Parco della Musica, Roma

Articoli che potrebbero interessarti

  • 71
    A margine della recensione sull’ultimo album del Pollock Project (Quixote, Tre Lune Records, Helikonia 2013), abbiamo l’occasione d’incontrare Marco Testoni. Questo il piacevole dialogo, abbastanza raro per un incallito intervistatore come il sottoscritto. Buona lettura. Immaginiamo di stare su un palco buio e tu sotto le luci di uno Spot.…
    Tags: è, non, in, l
  • 68
    Una questione di serie B. Sto per togliermi sciarpa e cappello, quando il cellulare di servizio diffonde nella stanza il suo grido di angoscia.   La suoneria, col potere evocativo di un sole caldo e di un mare che si fa spazio fra la miriade di pesci tropicali iridescenti e…
    Tags: in, è, non, nel, l, come
  • 65
    La sera del 26 gennaio 2011, un po’ per curiosità e molto per grande stima nei confronti di due grandi, eclettici e sempre sorprendenti artisti, abbiamo scelto di salutare la musica d’autore nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma. Molti signori dai capelli brizzolati, molte signore ben vestite, ma anche…
    Tags: in, come, non, dell, è, l
Pubblicato da nel 5 luglio 2015 alle ore: 9:41. Archiviato sotto Recensioni. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>