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Sulla stampa e altre storture: Bonelli racconta Radio Cortile

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Radio Cortile

Radio Cortile

E' la stampa, bellezza. Anche se è senza scrupoli, anche se a volte le parole sono pericolose come lame affilate. E' questo il tema di Radio Cortile, il film di Francesco Bonelli che ha scelto di affrontare la spinosa e attualissima questione del giornalismo diffamatorio con una chiave ironica e leggera, sebbene impietosa. Nato da un’idea di Claudio Dedola e da una sceneggiatura di Francesco Bonelli e di Claudio Dedola, e con le musiche di Giuseppe Vadalà, la fotografia di Federico Sisti e il montaggio di Cristiano D'Alessio e Massimo Costantini, Radio Cortile ha un'importante caratteristica, ancora non molto diffusa in Italia, quella di essere coprodotto da chi lo ha realizzato. Ne abbiamo parlato con il regista, Francesco Bonelli.

Come è nato questo progetto?

Ero nell'agenzia di mia madre. Mia madre era un'agente molto nota. E leggevo tutti i copioni che le mandavano in un momento molto triste della mia vita, perché lei era scomparsa e io continuavo a pensare all'agenzia e al futuro. Leggevo come sempre delle nuove sceneggiature. E allora ho letto questa storia di Claudio Dedola, che aveva un buon dialogo e soprattutto una scena che mi ha folgorato, quella dell'intervista in cui Fabio va lì per distruggere la ragazza raccomandata che è obbligato ad avere come ospite. E invece di farla a pezzi si innamora di lei, proprio per la sua capacità di ammettere anche le cose più difficili, la prostituzione, i servizi pornografici, con un candore estremo, con una vera purezza di intenti. Mentre Fabio fa un mestiere "rispettabile" sporcandolo ogni giorno con intenti equivoci. E la purezza di lei lo stende. Il film gira, prende una direzione imprevedibile. E la stessa cosa succede due o tre volte nella storia. Allora ho alzato gli occhi e ho detto a mia fratello "questa cosa è scritta bene". Forse Radio cortile inizia in quel secondo, quando sono a pagina 40 del copione e inizio a leggere il resto come se lo dovessi realmente realizzare. Poi abbiamo lavorato molto alla sceneggiatura insieme a Claudio, perché lui aveva ambientato la vicenda all'interno di un Festival cinematografico cosa che non mi convinceva, mentre trovavo l'idea di una piccola radio più vicina alla gente, e più bella da vedere. Ho  introdotto diversi personaggi che non esistevano, perché volevo una atmosfera un po' altmaniana, cinica e senza di colpa, con molto umorismo. Poi ho iniziato a guardarmi intorno, in cerca di location, cercavo fuori quello che avevo trovato quel pomeriggio e sono rimasto in questa prospettiva fino alla fine.

E' una commedia amara su un tema delicato e di grande attualità: come ci si difende da un giornalismo senza scrupoli?

Penso che non ci si possa difendere in realtà. Se qualcuno mette in giro una voce falsa su di te, e ha dalla sua i mezzi di comunicazione, tu hai un problema. Tuttala tua vita è segnata. Ogni persona che contatterai ti guarderà con diffidenza. Tenderai ad essere eccessivamente rassicurante. Penso che sia un dramma. E' toccato a Tortora, ma anche a tanti altri meno noti. La cosa che sta peggiorando è che anche tra la gente, nei bar, mi capita spesso di sentire dir male. E a volte chiedo. "Scusi, ma questa cosa lei dove l'ha letta? Perché è così sicuro?" E in realtà non sono affatto sicuri di aver letto da qualche parte quello che stanno dicendo. Non ricordano chi ha dato loro quella informazione. C'è la sensazione di una collettività molto deconcentrata, delusa, non più disposta a guardare con attenzione, prima di giudicare, o prima di farsi una idea. E poi ha subito fame di una nuova vicenda turbolenta, scandalosa senza distinguere chi ha scelto di delinquere e chi ha subito una situazione senza avere scelta. Penso che ti difendi nutrendo in te stesso il senso della integrità, della fiducia. E' un grande lavoro interiore. Diventare solidi. Noi che facciamo film o teatro siamo più vaccinati. I politici sono vaccinatissimi. Ma se un giorno una persona qualunque vedesse ovunque il proprio nome associato a un fatto terribile, penso che si sentirebbe gelare il sangue. Faccio sempre un esempio. Se vai in un aeroporto, chiamano tanti nomi da tutti gli altoparlanti e lo fanno continuamente. Tu cammini dritto tranquillo con la tua valigia verso il bar. Poi improvvisamente dagli altoparlanti esce il tuo nome. Chiamano te. E improvvisamente realizzi lo spazio, i suoni, la potenza di quegli altoparlanti e cosa significa il tuo nome che risuona ovunque mentre tutti vanno al bar con la valigia.

L'esperienza della coproduzione potrebbe diventare un modo di arginare le crisi?

Penso che abbiamo fatto uno sforzo immenso e che altri potranno rifarlo. Non è facile. Negli Stati Uniti si usa di più perché si ha maggiore fiducia nelle possibilità che il film alla fine incontri il mercato. Da noi non è così. E le possibilità di arrivare alla fine e restare col film in tasca sono molto alte. Altrettanto alte sono le possibilità di non terminare affatto il film. Un altro problema infatti è cercare di tenere alta la motivazione del gruppo per sei sette settimane. Ci sono fasi in cui senti che la luna di miele coi collaboratori è scomparsa e tocca a te ricompattare  il gruppo, a volte fingendo di non capire che le persone sono stanche, che in determinati momenti non ci credono più. Vorrebbero un lavoro pagato, per fare quella fatica enorme. Per questo dico che è difficile. E' anche vero che ormai nessuno può permettersi di dire faccio l'attore o il regista stando davanti al telefono e confidando nel network, nel produttore. Dobbiamo risolvere il primo enorme problema: la gestione di noi stessi. E allora la medicina è un progetto magari non pagato, in cui si crede davvero. Il lato positivo è che ci si ritrova con gente che sta lavorando a quel progetto solo perché ci crede. Nell'attività sotto contratto non è quasi mai così. E quindi se trovi la forza di buttarti e di tenere nei momenti difficili, vivrai anche dei momenti molto belli, in cui sentirai che l'energia comune ti accompagna. Fossati, un cantante che amo molto dice: "Un comandante, per quanto giovane, dovrebbe stare in mare"-

E' possibile immaginare anche nel nostro paese un mercato per la produzione indipendente da contrapporsi al monopolio dei grandi (Rai Cinema - Medusa)?

La prima domanda che mi farei è come mai dei monopoli che sono in passivo anno dopo anno, e che non hanno buona fama all'estero, non accolgano il cinema indipendente. Tutte le industrie vincenti fabbricano continuamente prototitpi. Lo sanno. O pensano anche a quello che faranno tra trent'anni o saranno sconfitti dalla concorrenza. Da noi invece abbiamo un duopolio senza prototipi, non preoccupato della concorrenza, che tende a ripetere anno dopo anno le stesse cose. Ed è un dramma, per tutti. Opporsi al duopolio è molto difficile, perché molti uomini sono nei punti chiave e ti fermano se non sei dei loro. Sarebbe meglio poter dialogare. In attesa che questo accada, ma non vedo nessun segnale positivo in questo senso, è bene tentare sempre. La speranza sta nei distributori intelligenti o nel dialogo diretto con le sale. e anche nel cercare di vendere il proprio film all'estero. Non so perché abbiano creato questo sistema che punisce le idee e premia chi ha solo i soldi per replicare cose fritte e rifritte. Non so quale ottusa volontà mantenga in questo stato il nostro settore, ma vedo che in molti altri settori è lo stesso: chi ha una posizione impedisce di emergere a chi ha idee invece di stabilire un dialogo. Noi indipendenti fabbrichiamo aerei, ma non ci sono aeroporti. Ogni tanto qualche visionario sale su un aereo e si propone di atterrare su una pista lungo il mare, o l'estero, o oltre l'oceano. E' bello, ma anche molto ingiusto.

Radio Cortile il 7 e l'8 luglio sarà al Cinema Farnese di Roma, il 10 luglio a Santa Severa, il 13 luglio alla Piccola Arena Pigneto sempre a Roma e il 30 luglio a Taranto, Arena di Polignano a Mare.

Protagonisti: Francesco Bonelli (Fabio), Cristina Mugnaini (Nadia), Federico Scribani (Adriano), Rossella Teramano (Rossella), Chiara Mancuso (Chiara), Luisa Belviso (signora Marzia Palla), Valentina Ruggeri (Tosca).

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Pubblicato da nel 6 luglio 2015 alle ore: 0:37. Archiviato sotto Cinema,Interviste. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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