Socialize

Milo Manara racconta il Caravaggio

Print Friendly, PDF & Email
Milo Manara racconta il Caravaggio

Milo Manara racconta il Caravaggio

(Giuseppe Del Curatolo) - E’ stato da poco pubblicato il libro a fumetti “Caravaggio: La tavolozza e la spada”, biografia a fumetti che Milo Manara ha voluto realizzare sul grande pittore Michelangelo Merisi per l’etichetta 9L della Panini Comics. Si tratta del primo dei due volumi che svilupperanno la storia del grande pittore milanese, progetto a lungo accarezzato dall’autore.

Manara: La scelta di raccontare Caravaggio in due volumi anziché in uno solo, non è affatto dettata dall’idea di volerne fare un personaggio seriale, ma ha due giustificazioni. Intanto, la vita stessa di Caravaggio è proprio divisa in due: ha una parte di formazione che lo porta e si sviluppa a Roma fino al compimento del delitto e un’altra, in costante fuga per scampare alla pena capitale in seguito all’omicidio stesso, fuori da Roma. E poi ho pensato di dividere l’opera in due anche per avere la possibilità di lavorarci più attentamente. Se avessi aspettato di realizzare tutto insieme, sarebbe stata pubblicata non prima di quattro o cinque anni, mentre gli editori stessi volevano che uscisse subito almeno una prima parte, per cui l’ho divisa in due anche per questo. Al momento ho quasi concluso la sceneggiatura del secondo capitolo, per cui credo che a breve inizierò a disegnare, non oltre la fine dell’estate, e presumo che tutto il lavoro si dovrebbe concludere per la primavera del 2016.

Il volume, oltre a raccontarne la storia, presenta un’interessante rivisitazione dei capolavori del Caravaggio da parte di Milo Manara. E’ poi molto interessante l’idea di rappresentare il giovane Caravaggio con le fattezze di Andrea Pazienza.

Manara: Certamente in parte è stata una scelta sentimentale. Avevo il desiderio di omaggiare Andrea Pazienza, di cui sono stato amico, avendolo frequentato durante i corsi di fumetto che entrambi tenevamo con Angese in Umbria, ad Alcatraz, la libera università di Jacopo Fo e durante le serate del Club Tenco, uniti, come eravamo, da una sterminata ammirazione per Moebius. A parte poi un’indubbia somiglianza fisica, mi piaceva mettere dentro questa storia Andrea, perché lui era innamorato di Caravaggio almeno quanto lo ero io. Nutriva un vero e proprio culto per Caravaggio. Poi c’è una grande similitudine tra le loro vite: entrambi sono stati di animo particolarmente irrequieto. Tanto Caravaggio quanto Pazienza avevano un atteggiamento molto simile nei confronti della vita e della propria arte. In genere gli autori o gli artisti, secondo il mio modo di vedere, tendono a privilegiare l’uno o l’altro aspetto della propria esistenza: o l’arte o la vita. Prendiamo per esempio due artisti immensi, Michelangelo Buonarroti o Tiziano Vecellio, che hanno realizzato cose sublimi e ci hanno lasciato capolavori assoluti, ma che allo stesso tempo hanno fatto delle vite molto ritirate, sempre presi dal lavoro. Sono stati molto longevi, ma non c’è nulla di avvincente da raccontare di loro. Viceversa, altri artisti, come per l’appunto Caravaggio o Andrea Pazienza, non avendo scelto di fare una vita ritirata, anzi, non avendo scelto affatto tra l’arte o la vita, hanno finito per vivere intensamente tutte e due, fino in fondo, senza risparmio, buttandosi dentro in tutte le esperienze artistiche ed umane. Hanno fatto come una fiaccola che brucia da più parti: fa molta più luce ma dura molto meno. Però l’intensità di quella luce continua dopo la loro scomparsa per molto tempo.

Un altro grande legame è quello con Hugo Pratt, non solo per una forte amicizia, ma anche per una proficua collaborazione professionale che ha portato alla realizzazione di “Tutto ricominciò con un’estate indiana” e “El Gaucho”.

Manara: Hugo Pratt è stato colui che ha inventato il fumetto moderno. L’eredità che ci ha lasciato è unica, non solo per le grandi opere che ha realizzato, ma anche per avere abbattuto per primo le frontiere entro cui era relegato il fumetto, che fino ad allora non godeva di alcuna considerazione, e non veniva visto assolutamente come un veicolo culturale che potesse essere adatto anche per gli adulti. Hugo per primo ebbe coraggio e si impose quell’autonomia che gli permise di comportarsi da Autore, con la ‘a’ maiuscola, un po’ come faceva Caravaggio nella sua epoca. E anche per l’epoca di Pratt non fu una cosa facile. Quando io riuscii ad entrare al “Corriere dei ragazzi”, Pratt mi consigliò di mantenere la mia libertà per poter scrivere autonomamente le mie storie, proprio come faceva lui che era uno spirito libero. Questo atteggiamento, oggi come allora, richiede tanto coraggio, perché spesso si tratta di rinunziare a un guadagno certo per inseguire, invece, un sogno, che magari comporta dei rischi. Quella con Hugo Pratt è stata una grande amicizia, ma anche un insegnamento di vita, perchè nella vita occorre coraggio.

Dopo un inizio nel mondo dell’arte legato alla scultura e alla pittura, Milo Manara ha cominciato ad approcciarsi al mondo del fumetto, debuttando nel filone erotico popolare che negli anni ’70 aveva un mercato molto vasto con produzioni da edicola rappresentate da grandi vendite. Dopo collaborazioni con le maggiori riviste a fumetti dell’epoca, l’opera di Manara è stata caratterizzata da una produzione d’autore di gran livello, legata prevalentemente all’erotismo, con capolavori della storia della nona arte quali “Il gioco” o “Il profumo dell’invisibile”, oltre a collaborazioni con Hugo Pratt e Federico Fellini, tutte opere che hanno raggiunto dati di vendita senza precedenti. A giudicare il momento di crisi che vive oggi il fumetto, almeno per quanto riguarda la sua forma cartacea, viene spontaneo chiedere a Milo Manara il suo punto di vista circa la possibilità di utilizzare internet o altri sistemi e mezzi digitali e se abbia ancora senso fare fumetti di carta.

Manara: In effetti la rivoluzione digitale riguarda tutto l’entertainment: i libri in generale, non solo quelli a fumetti, ma anche cinema e musica. Probabilmente, nel caso dei supporti cartacei, c’è un motivo in più per porsi il problema e cioè che spesso, specie per i fumetti, questi sono legati anche al collezionismo e non tutti hanno a disposizione delle scaffalature enormi per contenere l’intero scibile umano o quanto meno tutti i volumi che si vorrebbe avere. Quindi è chiaro che in questo senso il digitale ha offerto una straordinaria possibilità di concentrazione, per cui ci sono intere enciclopedie ed interi cataloghi editoriali contenuti in un CD o addirittura on-line, il che costituisce un indubbio vantaggio per tutti. Oggi l’editoria si deve porre questo problema e infatti ormai quasi tutti gli editori hanno un proprio settore digitale. Certo, si perde il fascino di sfogliare le pagine dei volumi, ma per questo io ritengo che il digitale elettronico non potrà mai sostituire totalmente il cartaceo. Non lo credo, perché c’è un’affezione proprio nei confronti dell’oggetto, che sopravviverà comunque, sebbene sempre più contenuto e limitato. Immagino che possa verificarsi quel fenomeno per cui adesso molti ragazzi vanno in cerca dei vinili e delle copertine, con un notevole ritorno al giradischi, che garantisce una qualità di ascolto migliore. Probilmente le due forme sono destinate a convivere per molto tempo; allo stesso modo ci si immaginava che il cinema avrebbe soppiantato il teatro o che la televisione avrebbe soppiantato la radio e lo stesso cinema, e poi tutte queste cose hanno continuato ad esistere e convivere, rappresentando diversi aspetti nella comunicazione. In ogni modo, sono un forte sostenitore di ogni innovazione tecnologica, anche per le implicazioni che ognuna di esse ha sul nostro costume, a cominciare dall’erotismo e dalla pornografia, che è parte integrante dell’essere umano. Ogni cambiamento è strettamente collegato al sesso e a come viene vissuto, basti pensare a quando vennero introdotte le Polaroid, che inizialmente ebbero grande diffusione tra chi le utilizzò per realizzare fotografie erotiche, così come le videocamere che non richiedevano di portare a sviluppare la pellicola, per non parlare delle fotocamere e dei cellulari di oggi, o di internet che in fatto di pornografia, ha sbaragliato la concorrenza tanto delle riviste quanto del cinema a luci rosse.

Articoli che potrebbero interessarti

  • 88
    A margine della recensione sull’ultimo album del Pollock Project (Quixote, Tre Lune Records, Helikonia 2013), abbiamo l’occasione d’incontrare Marco Testoni. Questo il piacevole dialogo, abbastanza raro per un incallito intervistatore come il sottoscritto. Buona lettura. Immaginiamo di stare su un palco buio e tu sotto le luci di uno Spot.…
    Tags: è, non, in, l, per
  • 80
    “Se sei felice in sogno vale?” chiede Estha, uno dei protagonisti de “Il Dio delle piccole cose” di Arundhati Roy, alla mamma Ammu. “La felicità è valida?” ribadisce. “Se mangi del pesce in sogno, vale? Significa davvero che hai mangiato del pesce?”. Questa conversazione mi torna in mente quando arrivo…
    Tags: in, è, non, l, per
  • 79
    Una questione di serie B. Sto per togliermi sciarpa e cappello, quando il cellulare di servizio diffonde nella stanza il suo grido di angoscia.   La suoneria, col potere evocativo di un sole caldo e di un mare che si fa spazio fra la miriade di pesci tropicali iridescenti e…
    Tags: in, è, non, per, l
Pubblicato da nel 17 luglio 2015 alle ore: 16:34. Archiviato sotto Arte & Cultura,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>