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Borderlands, diafana ispirazione

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Borderlands

Borderlands

Un quartetto di istintivi improvvisatori quello di William Tatge, il cui orientamento considera le categorie jazzistiche quali mere curiosità intellettuali, volto com’è alla singolarità dell’avventura musicale, alla negazione dello stile quale processo discriminatorio di un percorso nel quale ogni nota si carichi di una eccessiva tensione stilistica.
L’accento  estetico è posto sull’uso sofisticato dell’armonia e del ritmo di una Forma cameristica nella quale i quattro, abili nell’uso dei diversi registri strumentali e delle risonanze, utilizzano il silenzio come elemento strutturale riferito all’espressività minimalista del Novecentismo, dando valore ad ogni battuta, esaltando ogni istante lirico, sperimentando le circonvoluzioni melodiche in una sorta di Torre d’Avorio moderna, concentrata nell’essenzialità di un’esposizione in definitiva semplice, essenziale e densa di poesia, come in “Synopsis”, “One Revolution” e Lux”.
Suona in diversi passi l’inquietudine di Paul Bley, l’imprudente imprevedibilità dei “decorativi” e dei mordenti fraseggi free ideati (e sentiti) in un interplay denso di emozioni reciproche, come in un Workshop coniugato da Charles Mingus nella World Music iniziatica di Ornette Coleman e Cecil Taylor.
Diafano ed introverso, fluido ed espressionista, ispirato all’estro del momento.

WILLIAM TATGE + LAST CALL
Borderlands
Parco della Musica Records 2015

01. Borderlands (11:26)
02. Synopsis (3:39)
03. Arrival (10:04)
04. One Revolution (4:30)
05. Marche triomphale (3:05)
06. Ergo (6:08)
07. In Balance (7:09)
08. Lux (3:42)

William Tatge piano - Dan Kinzelman sax - Francesco Ponticelli bass - Stefano Tamborrino drums

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Pubblicato da nel 10 agosto 2015 alle ore: 0:54. Archiviato sotto Musica. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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