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Miranda Martino, una diva fedele alla sua libertà

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Miranda Martino

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Sabato primo Agosto 2015, il Parco della Collina della Pace è immerso nella luce evanescente del tramonto; tre o quattro persone si affannano fra un palco estremamente spoglio, un banco luci e un mixer audio, anche questi molto essenziali; non è chiaro chi si occupi di cosa, chi siano gli organizzatori e chi i tecnici: tutti sembrano occuparsi di tutto o, per lo meno, ci provano. Ad osservarli, un gruppo di avventori, sparsi sulle circa 150 sedute disponibili; indossano abiti non dissimili da quelli che utilizzano solitamente in casa e immagino che, salutando mogli, mariti e figli prima di uscire, abbiano detto che sarebbero tornati fra un po’, giusto il tempo di “vedere com’era la situazione”. Tutt’intorno, il rumore di fondo di Finocchio, periferia romana recentemente allacciata all’estensione della linea C della metropolitana, e soprattutto alla promessa di riqualificazione che porta con sé. Chissà se era questo il quadro che immaginava Miranda Martino, pensando a quello che sarebbe stato il tratto conclusivo della sua carriera; chissà quali erano le sue proiezioni per il futuro, quando, a partire dai primi anni 60, partecipava a tutte le maggiori manifestazioni canore italiane: Sanremo, Canzonissima, Cantagiro. Oppure quando, sempre nei ‘60, incideva due album di assoluta qualità, in cui reinterpretava i motivi più significativi della canzone napoletana, sostenuta dai sognanti arrangiamenti di Ennio Morricone. O ancora mentre si apprestava a condividere la scena teatrale a fianco di Nino Taranto oppure Macario. Fatto sta che, risolti i problemi tecnici che hanno differito l’inizio dello spettacolo di circa mezz’ora - giusto il tempo di far arrivare gli ultimi ritardatari e riempire tutte le sedute disponibili - si spegne l’illuminazione del parco, si accende quella sul palco e Miranda ritorna la diva di 50 anni fa: al tempo stesso sorridente e composta, leggera ma sicura di sé, ammiccante ma anche carismatica, riesce a instaurare subito un forte feeling con il pubblico, che non tarda a farla sentire benvenuta.

Lo spettacolo, come la stessa interprete spiega, si snoda attraverso canzoni della tradizione napoletana, brani tratti dal teatro di Bertold Brecht e motivi italiani degli anni 60. Nonostante gli ottanta e passa anni d’età, la Martino dimostra un’intensità e un controllo dell’emissione canora davvero invidiabili, così come straordinarie risultano la capacità interpretativa, la dizione perfetta in tutti gli idiomi proposti (Italiano-Romanesco-Napoletano), la padronanza del palco, la grazia dei movimenti, la voglia di divertire e divertirsi. A condividere la scena con lei c’è solo Cinzia Gangarella, pianista/compositrice/regista teatrale che può vantare collaborazioni con Giuseppe Patroni Griffi e Enzo Decaro. Il più delle volte l’accompagnamento è di solo piano/keyboards, con sonorità volutamente retrò, in stile Gran Caffè d’Europa anni 20; in altre occasioni è anche sostenuto da sequenze preregistrate di fattura cameristica, con chitarra classica, contrabasso e quartetto d’archi. In entrambi i casi, il contributo della Gangarella risulta puntuale, sobrio e ricercato, spesso punteggiato con piccole citazioni di arie e melodie che vanno ad intrecciarsi con quelle cantate dalla Martino. Così il recital scorre piacevolmente, alternando spunti e canzoni di Modugno, Paolo Conte, Mogol/Battisti, Salvatore Di Giacomo, Mario Pasquale Costa, Kurt Weill, Franco Migliacci, Pino Daniele e altri; il risultato è sempre gradevole, in particolare nelle riproposizioni della canzone napoletana e della musica di Weill.

Miranda Martino non è una living legend, perché non è riuscita a controllare la sua carriera nel migliore dei modi, fra scelte sbagliate - rifiutò Tu sì na cosa grande, interpretata poi dalla Vanoni - oppure troppo avanti per l’epoca, come quella di posare nuda per alcuni rotocalchi, cosa che le provocò non poche chiusure da parte dei media di allora. Però era e resta una grande cantante e un’interprete eccezionale, un’artista fedele esclusivamente al mito della sua tanto amata libertà. E allora possiamo anche perdonarla se, a conclusione de La Bambola, lancia un’invettiva rivolta al protagonista maschile della canzone, che in realtà sembra voler raggiungere l’intero Star System italiano: Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca, tu pensi solo per te. Ma vaffanculo, Va’!!!

Miranda Martino
Parco della Collina della Pace, Roma, 1 agosto 2015

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Pubblicato da nel 4 settembre 2015 alle ore: 0:30. Archiviato sotto Recensioni,Spettacolo. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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