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Il Prezzo di Arthur Miller

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Il Prezzo di Arthur Miller

Il Prezzo di Arthur Miller

Finalmente rappresentata in Italia “Il Prezzo” di Arthur Miller”, con la regia di Massimo Popolizio e la produzione della Compagnia Orsini. Ha esordito al Teatro Argentina in anteprima nazionale, per poi iniziare una tournèe, che lo porterà al Piccolo di Milano nel febbraio 2016. “Il Prezzo” fu scritta dal drammaturgo americano nel 1968 e subito rappresentata con grandissimo successo, 429 repliche a partire dal debutto al Morosco Theatre di Broadway. In Italia fu messa in scena nel 1969 da Raf Vallone e Mario Scaccia, ma da allora è rimasta praticamente sconosciuta, tanto da non essere neppure inserita nell’opera omnia di Miller, pubblicata da Einaudi nel decennale della morte dello scrittore. Ad ottobre, la stessa casa editrice ha però colmato la lacuna proponendo una nuova traduzione con il supporto di Masolino D’Amico. Il plot narrativo è molto semplice. Una famiglia, come tante altre, viene travolta dalla crisi economica del 1929. Il padre resta disoccupato, mentre i due figli vivono vicende alterne : Victor/Massimo Popolizio rinuncia allo studio ed ad una possibile, brillante carriera scientifica per accudire il genitore; Walter/Elia Schilton lascia la casa, per avviare una riuscita carriera di medico. A casa con Victor, resta la moglie Esther/Alvia Reale, personaggio apparentemente modesto, in realtà arbitro del ring quando deflagherà lo scontro tra i due fratelli e si andrà verso la resa dei conti. A sgretolare la certezza dei fatti e la stasi della narrazione, irrompe il misterioso ebreo-russo Solomon/Umberto Orsini, chiamato non si sa bene perché e da dove a stabilire il prezzo ai mobili che dovranno essere venduti nella casa del padre, dopo la sua morte. Con finte e controfinte, giocando sempre sul sottile filo dell’ambiguità, il mercante lentamente comincia a logorare il personaggio di Victor nel suo significato e nel suo valore. Con l’entrata in scena del fratello medico, i due non si sentivano e vedevano da molto tempo, inizia una partita serrata e stringente, che porta al quasi totale capovolgimento della dinamica bene/male, che appariva consolidata e definita all’apertura della pièce. Il medico, presentato come arido ed anaffettivo, appare sempre più vicino ad essere il portatore della verità, che gli altri non vogliono vedere e riconoscere, che si dipana lentamente in una sequenza di sorprese. In questo modo, il padre morto, non presente in scena, arriva a dominarla, come un deus ex machina, gestendo i personaggi superstiti e determinandone le scelte e le esistenze, dall’inizio della crisi in poi. La crisi stessa diviene elemento di rottura, che assume un significato astorico ed atemporale. A questa dinamica marionetta/burattino sfugge però il mercante, che entra ed esce dalla scena, controllandola a modo suo, sopravvivendo ad essa, nello splendido balletto finale, che esalta l’arte recitativa del sempre straordinario Umberto Orsini e che disegna la magia e l’irrazionalità imprevedibile dell’esistenza. Perché Miller ci dice che nulla è come sembra, sfuggente e indefinibile è la realtà umana. In conclusione, un grazie alla Compagnia Orsini, che ha creduto nel recupero di questo testo, spingendone la nuova traduzione e producendone la realizzazione, grazie al talento, di Massimo Popolizio, notevole la sua regia, Elia Schilton ed Alvia Reale, che si confermano tra i più validi attori del teatro italiano.

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Pubblicato da nel 12 novembre 2015 alle ore: 5:51. Archiviato sotto Recensioni,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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