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Mar del Plata al Piccolo Eliseo, la memoria dell’orrore argentino

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Mar del Plata al Piccolo Eliseo, la memoria dell’orrore argentino

Mar del Plata al Piccolo Eliseo, la memoria dell’orrore argentino

Raul corre veloce verso la metà, con l’ovale stretto al petto, come fosse parte del suo corpo, come fosse il suo stesso cuore. Quale è la meta di Raul? E’ raccontare una storia necessaria, una delle tante storie che non ci fanno dimenticare l’orrore della dittatura argentina. Raul è Raul Barandiaran, unico sopravvissuto della squadra di rugby “La Plata”, della quale diciassette atleti furono uccisi dal regime di Videla e dai suoi colonnelli, diciassette tra i trentamila desaparecidos, vittime di una delle più feroci ed insensate pagine del secolo scorso. Claudia Fava ne ha raccolto la testimonianza, ne ha scritto un romanzo (edito da aDD, fortemente consigliata la lettura) e, con la regia di Giuseppe Marini, ne ha realizzato una pièce, portata in scena al Piccolo Eliseo di Roma. Uno spettacolo bellissimo, che suscita commozione dal primo all’ultimo momento, supportato da una recitazione pressoché perfetta, nella dimensione individuale ed in quella corale. Il rugby, lo sport del coraggio, è il paradigma della resistenza e dell’opposizione all’ottusa dittatura, che nell’opera parla attraverso la voce del comandante Montonero (Claudio Casadio), uno squallido, frustratissimo servitore di stato. Un atto di amore per questa disciplina, opposta al calcio, che invece nel 1978, con il “mundial” organizzato e vinto dall’Argentina, celebra la festa personale di Videla, nell’indifferenza del mondo. La narrazione presenta sei giocatori (Andrea Paolotti, Tito Vittori, Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Giorgia Palmucci, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi), guidati dal capitano Raul (Giovanni Anzaldo) e dall’allenatore Perreira (Fabio Bussotti). Quando viene annunciata la morte di un compagno, accusato di far parte dell’Unione degli Studenti, la squadra in campo reagisce con un minuto di silenzio, che poi si dilata fino a dieci, nei quali Raul ed i suoi prendono coscienza di quanto sta accadendo. Di nuovo, il rugby è l’esempio : “Una volta sceso in campo non puoi fuggire o nasconderti, devi batterti con coraggio, lealtà e altruismo”. Così parla Raul e trascina i suoi compagni, al prezzo delle loro vite, rifiutando anche per se stesso la possibilità di allontanarsi come implorato prima da sua moglie e infine dal suo allenatore, che gli offre la possibilità di giocare in Francia. Il finale è emozione purissima, con il commiato dell’allenatore a Raul (“uno di noi due dovrà restare vivo per raccontare questa storia”) ed il monologo di Raul, dopo l’ultima partita del campionato, giocata guidando un gruppo di ragazzini “…quel giorno l’Argentina era morta, morti i miei compagni, morti i miei vent’anni. Eppure qualcosa restava, qualcosa viveva, qualcosa che non s’era spezzata, non ancora”.

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Pubblicato da nel 23 novembre 2015 alle ore: 16:53. Archiviato sotto Spettacolo,Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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