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Nemo, l’italiano che combatte con i separatisti del Donbass

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Nemo, l’italiano che combatte con i separatisti del Donbass

Nemo, l’italiano che combatte con i separatisti del Donbass

A Kiev li considerano al pari dei terroristi. Loro, invece, ritengono di fare una battaglia giusta dalla parte giusta. Parliamo dei combattenti volontari che da ogni parte del mondo affluiscono ancora oggi nel Donbass.  Sono inquadrati nei reparti che difendono, o occupano, a seconda del punto di vista, i fragili confini delle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk. Questa intervista che pubblichiamo, è stata realizzata sul campo dal giornalista Julio Zamarron (Disopress).

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Donestk, novembre 2015. Al fronte, in prima linea nella Guerra del Donbass, a solo 300 metri si trovano le posizioni nemiche dell’esercito di Kiev. Si tratta di una guerra a bassa intensità, di notte dalle posizioni ucraine partono bombardamenti e spari, dalle postazioni più avanzate della Brigata Prizrak arrivano le risposte. Di fronte a me si trova Nemo, almeno così si fa chiamare. È il Commissario politico della “Unità di volontari internazionali”. È italiano, magro, di 36 anni e viene da Roma. Prima di arrivare nel Donbass faceva l’impiegato. Senza figli, è laureato in economia. Quando parlo con lui durante le lunghe guardie notturne o le pattuglie lungo la prima linea, mi rendo conto di trovarmi di fronte ad una persona con un alto livello culturale, che parla con disinvoltura di politica, economia e temi di carattere militare.

Cosa ti ha spinto a venire qui?
Sono un comunista e antifascista internazionalista. Non potevo assistere impassibile al ritorno del nazismo in Europa e quindi ho deciso di dare il mio contributo a questa lotta. L’Ucraina é il laboratorio di un nuovo modello di ingerenza, quindi noi dobbiamo collaudare un adeguato modello di risposta basato sulla solidarietà dei popoli. Sono convinto che la scollatura tra sfera política e sfera militare sia la precondizione necessaria alla realizzazione di un golpe come quello che c’é stato in Ucraina. Qui proviamo a rinsaldare questa scollatura.

Quale è la tua formazione politica?
Ho militato in partiti comunisti, movimenti e organizzazioni comuniste, ho avuto precedenti esperienze internazionaliste.

Sono gli ideali così importanti ad averti spinto in una guerra che non è la tua?
Indubbiamente se uno è convinto delle proprie idee è pronto a fare di tutto per loro. Io credo che nella domanda si annidi uno dei maggiori malintesi relativi a questa guerra, infatti questo conflitto ci riguarda da vicino ed è anche il nostro. L’abbiamo scatenata noi occidentali per i nostri interessi e ora non possiamo far finta di non entrarci nulla. Inoltre, se i fascisti tornano al potere in alcuni Stati europei, è un problema che riguarda da vicino tutti noi.

Di quale unità fai parte e quale è il tuo ruolo al suo interno
Da diversi mesi faccio parte della Brigata Prizrak che opera nella Repubblica Popolare di Lugansk. Qui ho sempre operato a stretto contatto con il Commissario político della Brigata Alexey “Dobri” Marcov. Con lui e con il Comandande Arkadic abbiamo pensato di creare un’unita di internazionalisti antifascisti occidentali: InterUnit. Di questa unità sono il Commissario político e quindi sono impegnato in attività politiche e militari. Al momento in InterUnit siamo 7 e veniamo da: Spagna (il paese da cui é arrivato il maggior contributo), Italia, Cile Israele e USA. Noi affondiamo le nostre radici nella Guerra Civile Spagnola, nella Resistenza e nell’internazionalismo ispirato da Ernesto “Che” Guevara. Stiamo cercando di proporre un nuovo modello organizzativo di soggetto político: un qualcosa capace di operare, con differenti strumenti, in ogni parte del mondo. Ad un’offensiva globale si deve rispondere con una “resistenza globale”.

Con che tipo di compagni condividi questa esperienza? Come sono?
I miei compagni sono come dei fratelli. Veniamo da percorsi estremamente differenti, ma questa esperienza ci ha unito in modo indissolubile. Siamo tutte persone normali, quasi tutti senza esperienza militare, animati da grande determinazione e pieni di solidarietà. Amiamo la vita e odiamo il fascismo.

Dopo i fatti di Odessa si parla del fatto che l’Ucraina ha commesso dei crimini contro l’umanità, cosa ne sai? Cosa si è potuto provare?
Il massacro di Odessa è stato l’elemento scatenante dell’insurrezione in Ucraina. Dopo quei fatti la popolazione ha capito che non c’era più alcun margine per un confronto democrático e pacifico. L’unica via per salvarsi dalla violenza fascista era diventata la resistenza armata. Io credo che la lezione che possiamo trarre da Odessa è che i fascisti sono sempre i fascisti: pure se sotto il comando dei borghesi e al servizio dei poteri forti internazionali, loro vogliono scagliare la loro ferocia contro i lavoratori. La mia è una posizione personale, ma non sono convinto che ci sia un disegno dietro Odessa, per me è stata solo l’inevitabile conseguenza di quanto è stato fatto in Ucraina nei mesi precedenti: cioè si è data legittimazione e un enorme potere ai fascisti. Per quel che riguarda la ricostruzione dei fatti di quel giorno ci sono due tipi di indagini, quelle indipendenti e quelle ufficiali. Le prime, basandosi su testimonianze dirette e materiali audiovisivi, sono riuscite a ricostruire in tempi brevissimi quasi tutta la dinamica dei fatti. Ovviamente le autorità non sono interessate a trovare la verità e le indagini ufficiali non sono mai state avviate. Il Governo ucraino non vuole trovare i colpevoli, in quanto sono i suoi alleati nazisti.

Qualcuno dice che con la Novorossia e le sue Forze Armate ci siano le forze speciali russe, ti risulta?
Io ti posso parlare con certezza solo della mia esperienza all’interno della Prizrak e ti posso garantire che qui c’è un esercito di popolo e non forze speciali straniere. Se dietro di noi ci fosse la Russia, avremmo risorse economiche, armi moderne, munizioni illimitate, ecc. Ma la realtà è tutt’altra, basta vedere in che condizioni combattiamo per capire come stanno le cose: abbiamo vecchie armi sovietiche, munizioni limitatissime, poco cibo, viviamo nelle case abbandonate,ecc. Ma in realtà non sarebbe neanche necessario venire a vedere, basta fare un ragionamento político: noi combattiamo contro il fascismo e il socialismo, la Russia vuole questo? Vuole tornare al socialismo? Vuole mettere in discussione il sistema economico che esprime e sostiene l’attuale classe política dominante? Vuole combattere contro le oligarchie? Non credo! Per quello che accade in altre parti della Novorrossia, non mi sento di potermi esprimere, ci sono tante realtà differenti che spesso entrano anche in contraddizione tra loro.

Dopo gli accordi di Minsk ci si è accordati per un cessate il fuoco, viene rispettato?
In questa fase non stiamo attaccando, ma ovviamente ci difendiamo. Gli ucraini attaccano quotidianamente, di solito con criminali provocazioni come il bombardamento della popolazione civile. Loro vogliono innescare un escalation che riporti ad un conflitto ad alta intensità. Questo gli serve per potersi presentare ai grandi istituti finanziari internazionali con una situazione d’emergenza per poter chiedere nuovi prestiti. Allo Stato ucraino servono soldi e nessuno glieli darebbe nella situazione attuale, invece in caso di guerra sarebbe più difficile negarglieli.

Cosa sta facendo l’OSCE?
Premesso che esprimo una posizione personale che non riguarda minimamente la Brigata e InterUnit, sono molto scettico sull’operato dell’OSCE. Guardandoli al lavoro ho la sensazione di vedere i peggiori vizi degli impiegati svogliati e parassitari: fanno il minimo possibile per poter giustificare i propri spropositati stipendi. Li vedi andare in giro a fare fotografie e interviste che non possono portare a nulla di incisivo. Se si dovessero mettere ad indagare, dovrebbero poi affrontare una mole di lavoro sterminata e per loro sconveniente. Aggiungerei anche che mi sembra che abbiano un certo anomalo tempismo per venire a trovarci quando stiamo preparando qualche attacco. Infine, qualche mese fa, subito dopo una loro visita, l’artiglieria nemica ci ha centrato un bunker. Una strana coincidenza… Non sto dicendo che l’OSCE sia uno strumento del nemico, ma sinceramente credo che ci potrebbe essere un serio problema nella selezione del personale.

Secondo te, che tipo di interessi si nascondono dietro questa guerra? Cosa sta facendo l’Unione Europea?
Ogni azione umana che varia lo stato delle cose, smuove degli interessi. Qui non si fa eccezione. Da molti anni la NATO sta portando avanti una manovra di accerchiamento alla Russia, qui però si sono spinti troppo vicini e corrono il rischio d’innescare una reazione. La NATO potrebbe deliberatamente scatenare la Terza Guerra Mondiale. Paradossalmente il nostro conflitto serve anche a mantenere la pace mondiale, se evitiamo che le Forze Armate occidentali arrivino alla frontiera russa, sicuramente si creerà una situazione più stabile. Ci sono anche degli interessi economico finanziari legati prevalente alle risorse energetiche e all’industria, ma questi sono subordinati a quelli geopolitici. Anche in questa occasione l’Unione Europea ha dato dimostrazione di non essere un soggetto político unitario, incapace di affrontare le grandi sfide. I Paesi europei si sono mossi in autonomía, in maniera scoordinata e contraddittoria. Molti hanno anche cambiato posizione durante l’evoluzione della crisi. Una scena patetica.

Da piú di un anno questo conflitto non ha molte ripercussioni sui media internazionali. Credi che ci sia qualche motivo político o qualche tipo di patto del silenzio?
Credo che i media occidentali preferiscano ignorare questo conflitto perché hanno la coscienza sporca. L’occidente ha scatenato una guerra fratricida e ha riabilitato i nazisti: un qualcosa d’inaccettabile per ogni paese democrático. Quindi meglio non parlarne e ignorare tutto attraverso un silenzio ipocrita. Non credo che ci sia un disegno político, mi sembra che si tratti di un meccanismo psicologico.

Nemo, l’italiano che combatte con i separatisti del Donbass

Nemo, l’italiano che combatte con i separatisti del Donbass

Come è la vita in prima linea?
Noi non siamo un esercito regolare e quindi non abbiamo le stesse garanzie. Combattiamo una guerra che per certi versi è simile alla Prima Guerra Mondiale, ma per altri adottiamo tecniche di guerriglia. Abbiamo posizioni difese con trincee e fortificazioni, ma abbiamo anche piccoli gruppi che fanno incursioni oltre linee. Alcuni di noi stanno in caserme, ma altri vivono in case abbandonate a 300 metri dalle linee nemiche. Fortunatamente la nostra logística funziona molto bene e quindi abbiamo quasi sempre cibo e munizioni. A differenza di quello che si potrebbe pensare, il grosso delle attività militari non sono i combattimenti, ma tutte le altre attività come pattugliamento, guardia, logística… Cose tanto noiose quanto necessarie. Io vengo dall’Italia e quindi ho grosse difficoltà ad adattarmi al clima di questi luoghi. Fa molto freddo e le notti sono lunghissime. Resistere in prima línea é molto dura, ma non siamo venuti qui per lavorare in qualche ufficio o magazzino nelle retrovie. Vogliamo dare un contributo dove maggiormente serve.

Per te quale è stato il momento migliore e il peggiore di questa guerra?
Il momento peggiore è quando ci si deve confrontare con la morte. Non importa chi muoia, la morte è sempre orribile, anche quella dei nemici. Spesso si tratta di coscritti obbligati ad andare a farsi massacrare al fronte. Ovviamente quando muoiono i civili o i tuoi compagni, si tratta di tutto altro genere di dolore, un qualcosa di profondo e indelebile. Il momento migliore é quando abbiamo visto dei civili rientrare nelle proprie case che in precedenza si trovano in territorio nemico: abbiamo liberato il loro passato e gli abbiamo restituito un futuro. Una gioia indescrivibile.

Quale è il rapporto con la popolazione civile? Quale è la situazione generale in questo momento della guerra?
La maggioranza dei civili ci considera degli eroi, ma noi non ci sentiamo tali. Ovviamente c’é anche chi ci odia, ma si tratta di una sparuta minoranza che comunque rispettiamo. In questo momento la guerra è in una fase statica, ma tutti pensiamo che prima del grande freddo invernale si ritornerà a combattere intensamente.

Come ti senti? Hai pensato di ritornare a casa? Ti aspetti ripercussioni?
Si tratta di un’esperienza totalizzante che azzera ogni forma di vita privata. Sono molto stanco ma anche molto felice. Sono al fronte da quattro mesi e non sono mai andato nelle retrovie, non sono mai stato per così tanto tempo in un luogo tanto limitato. Un po’ sono prigioniero di questo luogo, ma un po’ sono molto più libero di prima. Ancora non so quando ritornerò a casa, dipende tutto da come evolverà la situazione. Non credo che subirò ripercussioni quando rientrerò in Italia. Non sto commettendo alcun reato e comunque ho salvaguardato il mio anonimato. L’ho fatto soprattutto perché non voglio che qualche ucraino in Italia voglia fare ritorsioni.

Cosa ne pensa la tua famiglia?
Quando hanno saputo, sono rimasti sotto shock: ovviamente qui c’è sempre il rischio di poter morire e questo è inaccettabile per la propria famiglia. Rispettano la mia scelta, ma mi vorrebbero avere a casa con loro.

Come evolverà la situazione nei prossimi mesi?
Non è facile fare previsioni, ma in molti prevedono che prima del grande freddo ci sia una ripresa del conflitto ad alta intensità. Noi continuiamo a lottare e siamo pronti a tutto.

Altro da aggiungere?
Vorrei lanciare un appello a tutti gli antifascisti internazionalisti del mondo: unitevi ad InterUnit! Venite a lottare con noi per la libertà e il socialismo. Non serve essere eroi, basta solo avere volontà e determinazione. Se il fascismo dovesse passare, il mondo potrebbe venire stravolto. Facciamo tutti la nostra parte finché questo non avvenga.

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Pubblicato da nel 3 dicembre 2015 alle ore: 21:48. Archiviato sotto Interviste,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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