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Giuseppe Callegarini e il coraggio della sua scelta

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Giuseppe Callegarini e il coraggio della sua scelta

Giuseppe Callegarini e il coraggio della sua scelta

(Massimiliano Cajola) - L'anniversario della “Giornata del Ricordo”, istituita dodici anni fa per ricordare e dare dignità di memoria patria alle tragiche vicende della Venezia Giulia, è occasione per ripensare storia e figure dell'Istria. Il riaffioramento di carte d'archivio appartenenti a personalità storicamente rilevanti è un evento di per sè capace di richiamere l'attenzione su momenti talora poco sondati della nostra storia nazionale. E' il caso dello spezzino Giuseppe Callegarini, Medaglia d'Oro della Resistenza, del quale è recentemente tornata in luce una quantità di documenti personali conservati a Roma, nelle vicinanze della Basilica di San Paolo dal fratello, il Col. Mario Callegarini. Di lui si erano perse le tracce, sebbene non la memoria che lo rappresentava di tanto in tanto in opere storiche sul confine orientale tra il '43 e il '44, o in ricordi giornalistici sull'Arena di Pola di cui vale qui citare per tutti l'articolo di Sergio Cella del 1993. Giuseppe Callegarini, nato a La Spezia nel settembre del 1915 da un ufficiale veneziano della Regia Marina e da madre originaria di Napoli, aveva trascorso la propria infanzia tra la città ligure, alla quale resterà sempre attaccatissimo, e Livorno, dove la famiglia si sarebbe trasferita al seguito dell'incarico del padre come intendente della Accademia navale. Un nuovo trasferimento di questi lo portava nell'autunno del 1929, appena quattordicenne, a Pola, la città istriana divenuta dopo il trattato di Rapallo del 1920 con la Jugoslavia, una nuova provincia italiana al confine orientale del Regno. Lasciata per forza di cose l'associazione scautistica cattolica, costretta a sciogliersi nel 1927 nella ONB, a Pola il giovane Giuseppe prenderà parte alle attività di quella organizzazione fino ai Littoriali e ai Campi Dux. Intanto a Pola era entrato nel ginnasio-liceo cittadino, l'ottimo liceo Carducci, all'ombra del quale si svolgerà sostanzialmente tutta la sua prima formazione culturale. Nello storico liceo avrà come insegnanti personalità che dieci anni dopo avrebbero dato saggio del proprio valore scegliendo la strada della cospirazione patriottica. Nel 1935 si iscrive alla facoltà di lettere e filososofia di Padova dove si laurea in geografia con una tesi sulle isole del Carnaro. A Padova avrà modo di riallacciare i rapporti con padre Andrea Eccher della basilica del Santo, figura autorevole della Chiesa veneta, che diverrà la sua guida spirituale. Nel periodo successivo continuerà gli studi geografici nella prospettiva della sua nomina ad assistente della cattedra patavina. Contestualmente coltiva anche altri interessi come la cinematografia alla quale si dedica con efficace piglio documentarista e qualche soddisfazione in rassegne nazionali. Nel periodo '36-'37 intraprende l'ambiziosa strada della organizzazione anche in Italia degli Alberghi della Gioventù sul modello delle isituzioni tedesche e svizzere all'epoca all'avanguardia in Europa. Scoprirà alla Fiera di Milano di lavorare parallelamente alla strada intrapresa contemporaneamente da Aldo Pessina al quale si deve subito dopo la guerra la realizzazione dell'idea in Italia. Nell'autunno del 1937 ha inizio anche la sua carriera di insegnante alle scuole medie di Pola, da cui trae slancio e idee per un'educazione della gioventù nella quale i viaggi, gli sport all'aria aperta, l'escursionismo, hanno un ruolo formativo importante. Richiamato al servizio militare poco dopo l'entrata in guerra dell'Italia, sarà sottotenente di complemento nella G.a.F. a Clana, sopra Fiume, che diverrà zona operativa dopo la guerra alla Jugoslavia del marzo 1941. Durante il servizio militare, qualificandosi come cineoperatore riuscirà a proporre ed effettuare, con modeste risorse tecniche, un lungometraggio sul Corpo della Guardia alla Frontiera. Dopo la partecipazione ad alcune operazioni militari in condizioni logistiche difficili sarà messo in congedo condizionato e per il futuro alternerà rientri in servizio a periodi di congedo fino all'8 settembre. Le leggi razziali prima, la guerra stessa e il successivo andamento poi, avevano provocato dubbi e revisioni politiche che si fecero più severe dopo il 25 luglio. E' in congedo quando giunge l'armistizio. Si apre un periodo tormentato per l'Istria soggetta all'occupazione slava e alla tragedia delle foibe. In seguito l'occupazione tedesca creerà le condizioni politiche di un'annessione di fatto della provincia istriana e della Venezia Giulia al Reich. Fin da subito Callegarini organizza la resistenza attiva ai tedeschi, inizialmente insieme alla Resistenza jugoslava. Successivamente se ne distacca avendo compreso con estrema lucidità che l'obiettivo degli jugoslavi è si la lotta ai nazifascisti, ma altresì quello della completa occupazione e annessione alla futura Jugoslavia delle stesse province che i tedeschi vogliono annettere al Reich. Callegarini sceglie allora una strada autonoma e italiana della Resistenza, impegnandosi coraggiosamente su due fronti di lotta: quella militare ai tedeschi e quella politica per convincere i comunisti istriani a dissociarsi dalle posizioni annessioniste di Tito. Un'azione difficile che lo esponeva a pericoli estremi o a delazioni da parte di avversari ideologici. Arrestato dalla Gestapo a Pola veniva condotto nella sede di via Smareglia dove sarebbe infine stato ucciso la notte di Natale del 1944 dopo una dura prigionia. I fatti successivi dimostrarono che egli aveva visto giusto. Dopo la fine della guerra e la definitiva liberazione anche dall'occupazione jugoslava con l'istituzione del GMA, l'amministrazione militare anglo-americana, nel breve ritorno ad una relativa normalità, la sua figura apparve ai concittadini in tutta la sua profetica tenacia. Più volte venne ricordato e commemorato in quei mesi del '46 e del ' 47 sulle pagine dell'Arena di Pola, il nuovo quotidiano della città, fin quasi al momento dell'esodo. Nel 1946, per iniziativa di Antonio De Berti, gli veniva conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
Cittadino di elette virtù, tenace assertore dei più alti ideali di giustizia e di libertà, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 fu tra i primi a rispondere all'appello della Patria invasa ed oppressa dallo straniero; organizzò con coraggio ed energia mirabili la resistenza attiva nella Venezia Giulia. Per oltre un anno, sprezzante di ogni pericolo, fu tra i più ferventi animatori del fronte clandestino di resistenza della Città di Pola. Tratto in arresto sotto l'imputazione di complotto e di eccitamento alla rivolta, sopportò con eroico contegno, per dodici giorni consecutivi, percosse e crudeli sevizie, respingendo sdegnosamente minacce e allettamenti, fulgido esempio di italianità e di fermezza di carattere. Nel giorno del Santo Natale i criminali nazifascisti, dopo averlo barbaramente ucciso, ne dispersero i resti mortali innalzandolo al rango dei più alti eroi della Patria”.

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Pubblicato da nel 9 febbraio 2016 alle ore: 10:57. Archiviato sotto Memorie,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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