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L’esame di maturità e la tradizione dei 100 giorni

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Come e quando nasce la tradizione dei “100 giorni”? Una tradizione piuttosto antica stando almeno alle notizie che la fanno risalire al 1840, anno nel quale una comunicazione di un Regio decreto fissava in tre anni la durata dei corsi dell’accademia militare di Torino per ottenere la nomina di sottotenente, l’allievo Emanuele Balbo Bertone di Sambuy esclamò: “Mac pi tre ani!” ovvero “Ancora solo tre anni!”. Da quel momento gli allievi presero l’abitudine a fare il conto alla rovescia e a festeggiare i 100 giorni mancanti alla nomina di sottotenente. La tradizione è giunta fino ai giorni nostri: oggi due maturandi su tre festeggiano i 100 giorni e 1 studente su 6 dedica i cento giorni ad un rito propiziatorio o ad una preghiera. Per esorcizzare la paura e la tensione di sostenere la prima grande prova della propria vita, i ragazzi festeggiano in maniera differente di città in città. A Teramo ci si reca al Santuario di San Gabriele per la benedizione delle penne, a Pisa si va al Duomo a toccare per scaramanzia la lucertola scolpita, mentre a Livorno si raggiunge il Santuario di Montenero per salire i gradini in ginocchio e saltellare per la piazzetta. A Roma, una delle città in cui la tradizione è maggiormente diffusa, si organizzano raccolte fondi vendendo progetti creativi che consentano di finanziare viaggi o cene con i compagni di classe. L’università di Roma Niccolò Cusano ha sviluppato l’infografica #100giorni alla maturità! che spiega origini, sviluppi e nuovi metodi per raccogliere fondi utili all’organizzazione di questo evento diventato ormai un rito nella vita degli studenti di tutta Italia.



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Pubblicato da nel 1 marzo 2016 alle ore: 22:28. Archiviato sotto Scuola & Formazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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