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Peperoni difficili, pesanti come la verità

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Peperoni difficili, pesanti come la verità

Peperoni difficili, pesanti come la verità

Dopo essere stato considerato uno degli spettacoli più riusciti della scorsa stagione, con meritato successo di pubblico e critica, è tornato in cartellone al Vascello di Roma “Peperoni difficili”, scritto e diretto da Rosario Lisma, con in scena insieme allo stesso regista, Anna Della Rosa, Ugo Giacomazzi e Andrea Narsi.
La trama è molto semplice, inspirata da un fatto realmente accaduto. Giovanni (Rosario Lisma), giovane parroco di una piccola città di provincia, vede piombarsi in casa, del tutto inaspettata, la sorella Maria, missionaria laica in Africa. Già in questo incontro viene immediatamente rivelato il tema, attorno al quale ruoterà tutta la pièce: è giusto mentire a fin di bene, come sostiene Giovanni, oppure è indispensabile dire sempre la verità, cosa che per Maria è una necessità, un’urgenza assoluta ? Completano la narrazione il malinconico Filippo (Andrea Narsi), allenatore della squadra di calcio oratoriale, avvilito dall’essere stato lasciato dalla moglie, e Pietro (Ugo Giacomazzi), un colto, brillante analista finanziario, disabile, ma misteriosamente inconsapevole del suo evidente handicap, inconsapevolezza che spinge tutta la comunità a nascondergli la verità. Solo Maria è dell’idea che debba essere informato, che ne debba prendere coscienza.
Rosario Lisma è molto abile nel creare una rappresentazione equilibrata e sottile, utilizzando la struttura classica della commedia, due ore abbondanti di spettacolo in cui si ride molto, per porre al pubblico temi di riflessione profondi ed universali, con al centro appunto il diritto/dovere della verità. E’ opportuno sottolineare che il successo è dovuto anche all’apporto di attori in grandissima forma, perfetti nella parte loro affidata : Ugo Giacomazzi ha dato talmente tanto, da arrivare stremato alle ripetute e calorose chiamate in scena finali; Anna Della Rosa, che si conferma una delle migliori giovani attrici italiane, è del tutto convincente nell’ irrompere in scena e nell’imporre la propria certezza della necessità di non mentire, di non nascondere, di non consolare, ma di dare la possibilità a tutti di essere coscienti della propria realtà e di farci i conti, anche attraverso una rivelazione dura e sgradita, come quella che lei farà al disabile Pietro, rifiutandone l’amore, ma dandogli forse la possibilità di essere se stesso e di rapportarsi alla sua comunità in maniera più sincera e completa.
In uno spettacolo dove nessuno dei personaggi è giudicato, ma rappresenta un modo di essere e di pensare, anche il messaggio rivolto allo spettatore è libero, aperto : ciascuno di noi può scegliere liberamente se sentirsi più vicino al parroco Giovanni, che suggella con il pietoso abbraccio finale a Pietro, la giustezza di avergli sempre nascosto la sua realtà di disabile, oppure se sostenere Maria e la sua determinazione, quasi violenta, nel rivelare a Pietro che il suo handicap è molto manifesto, ineluttabile, e quindi nell’obbligarlo a definire per sé una esistenza del tutto nuova.

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Pubblicato da nel 30 maggio 2016 alle ore: 21:53. Archiviato sotto Teatro. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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