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Primi passi verso il giornalismo al Liceo Benedetto da Norcia di Roma

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Primi passi verso il giornalismo al Liceo Benedetto da Norcia di Roma

Primi passi verso il giornalismo al Liceo Benedetto da Norcia di Roma

Trovarmi tra i banchi di scuola di fronte agli studenti del Liceo Benedetto da Norcia di Roma per spiegare in che consiste il mestiere del giornalista e tentare di condurli nel mondo della scrittura, mi ha inevitabilmente portato a pensare all’entusiasmo e ai timori dei miei primi articoli scritti vent’anni fa.
Ai miei tempi non esisteva la cosiddetta “Buona scuola”, la legge 107/2015, e chi voleva capire se aveva la stoffa del giornalista doveva aspettare di diplomarsi, o magari di laurearsi, prima di sperare che un giornale ospitasse un suo articolo. Inoltre non esistevano corsi, laboratori e incontri destinati all’avvicinamento alla professione nei quali può rientrare anche l’alternanza scuola-lavoro che i ragazzi italiani hanno conosciuto quest’anno. Per chi non ne fosse al corrente, lo scopo della “Buona scuola” è quello di “attuare modalità di apprendimento flessibili ed equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo, rispetto agli esiti dei percorsi del secondo ciclo, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con l’esperienza pratica”, e di “arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro”. I testi che leggerete di seguito sono il frutto di venti ore che due classi di Scienze Umane, dieci ognuna, la IIIC e la IIID, hanno dedicato all’apprendimento della scrittura giornalistica e alla stesura di un articolo su diversi temi da me proposti, quali l’incontro tra culture, la conoscenza dell’Altro, l’immigrazione, il viaggio, il razzismo e il bisogno di diversificarsi.
Dopo aver letto, analizzato e discusso i contenuti e gli approcci di vari articoli di quotidiani, gli studenti hanno scelto una tematica e una tecnica e si sono messi a lavoro per elaborare la loro “notizia”. Alcuni hanno scelto la narrazione in prima persona, come Manuela e Suchi che hanno raccontato un episodio autobiografico, la prima sulla sua esperienza migratoria, la seconda sulla scelta di non indossare l’hijab pur essendo musulmana praticante. Altri hanno raccolto informazioni sia attraverso fonti secondarie - libri, giornali, internet -, sia testimonianze attraverso fonti primarie, quindi interviste a genitori, amici e conoscenti come una suora, un lavoratore rumeno, una ragazza rumena che raggiungeva la madre a Roma solo per le vacanze, un ragazzo trasferitosi all’estero per lavoro.
Oltre le tradizionali tecniche di scrittura giornalistica, abbiamo condiviso anche l’insider story, ossia una storia in cui il giornalista assume un’identità fittizia per assistere dall’interno a un avvenimento e raccontarlo con l’efficacia narrativa che solo l’essere al contempo protagonista e testimone di un evento può dare. Così, alcune ragazze hanno scelto di mettersi nei panni dell’Altro e di capire cosa significa essere ‘straniero” a Roma. Ognuno ha seguito le proprie attitudini e i propri gusti e si ha vissuto l’esperienza come un’opportunità per confrontarsi con i problemi reali connessi al mestiere del giornalista, dal trovarsi di fronte a una pagina bianca da riempire in tempi stretti alla ricerca di informazioni utili per chi legge, dal rispetto delle fonti alla difficoltà di essere chiari nella scrittura, dall’abilità di una buona sintesi alla creatività di un titolo efficace.
Complimenti e buona estate a tutti

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Pubblicato da nel 8 giugno 2016 alle ore: 7:37. Archiviato sotto Politiche Culturali,Scuola & Formazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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