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Chiacchierata con Nada sull’Islam

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Chiacchierata con Nada sull’Islam

Chiacchierata con Nada sull’Islam

(Matteo Sotgiu) - Nada è la sorella del mio migliore amico, Karim. Ci conosciamo da quando siamo nati e la nostra amicizia è molto forte. La famiglia di Nada è egiziana e vive in Italia da più di vent'anni. Sono persone fantastiche e perfettamente integrate con la nostra società. Prendendo spunto dalle riflessioni fatte in classe e dai fatti di cronaca cui assistiamo quotidianamente, ho pensato di porre qualche domanda alla mia amica sulla sua cultura islamica.
Nada, cosa ne pensi del velo? Per me non è un obbligo, bensì una scelta personale. Nella mia cultura, è segno di rispetto verso Dio ed è obbligatorio indossarlo solo nei momenti rituali e nei luoghi sacri. Il velo è un simbolo di “discrezione“, nessuno può imporre la vocazione religiosa, né vietarla. Personalmente non lo indosso quando sono in Italia, e quindi nella mia vita di tutti i giorni. Devo dire però che quando mi trovo in Egitto, qualche volta lo faccio. Vivo il tutto senza estremizzare nulla e con estrema naturalezza.
Che significato ha nella tua cultura? Nella mia cultura indossare il velo ha un significato spirituale e di rispetto verso Dio. Sono nata in Italia e ho avuto di conseguenza stimoli diversi, ma sempre nel rispetto della mia famiglia, molto credente, che mi ha lasciato però libertà di scelta.
Quindi non lo indossi ? Sono sincera: indossare il velo a Roma mi farebbe sentire un po' a disagio. Penso oltretutto che la religione sia un sentimento personale e, come tale, non deve essere ostentato, né forzato. Oggi assistiamo a una tendenza da parte di alcune persone a trasformare il velo in una ideologia. E‘ solo un segno di rispetto verso Dio.
Cosa pensano i tuoi genitori in merito? I miei genitori sono egiziani di nascita e, diversamente da me, vivono il sentimento religioso in maniera più sentita. Si sono trasferiti in Italia per ragioni di lavoro. Entrambi sono laureati e hanno una visione della vita aperta. Mia madre è molto religiosa e durante la giornata prega diverse volte. Questa è la sua natura, ma non obbliga noi figli a fare altrettanto. Lei dice sempre che da quando vive in Italia “ha aperto i suoi occhi“. Viviamo nel pieno rispetto reciproco, sicuramente aiutati dall’ambiente diverso in cui stiamo. Fossimo rimasti in Egitto, probabilmente non sarebbe stato così. La mentalità è certamente più chiusa.
Non indossando il velo, ti senti alla pari di ragazze nate e cresciute nei paesi arabi che invece lo portano ?
Dal punto di vista intellettuale, ovviamente mi sento alla pari. Siamo tutti uguali, non è certo il velo a fare la differenza. Ognuno però dovrebbe essere libero di fare questa scelta o meno. Purtroppo in alcuni paesi arabi la questione è estremizzata e questo non va bene. Qui in Italia invece è più facile, si fanno le proprie scelte e le persone non ti giudicano per questo.
Cos'è il "Ramadan" ? Tu lo pratichi?
Il Ramadan è una celebrazione tipica musulmana che dura un mese e ricorda l'annuncio di Dio dell'angelo Gabriele al profeta Maometto. Durante questo mese tutti i musulmani, dall'alba al tramonto, devono astenersi dal mangiare, dal bere, dal fumare e dal praticare attività sessuali. Bisogna inoltre astenersi dai brutti pensieri. Ci vuole una grande devozione e una grande forza d'animo per poter resistere fino al calar del sole senza né mangiare, né bere. Tutti gli anni lo pratico assieme alla mia famiglia. Ricommemoriamo gli avvenimenti religiosi e la sera mangiamo e beviamo il più possibile. Lo pratico da solo qualche anno perché quando ero più piccola, i miei genitori mi hanno esentato dal digiuno. Il Ramadan è il mese della purificazione e dell’intensificarsi dell’attività di preghiera e di meditazione. Qui in Italia lo viviamo sicuramente in maniera più personale. Mia madre invece mi racconta sempre che quando era in Egitto, la sera, al terminare del digiuno, le famiglie del suo quartiere si radunavano in strada per mangiare tutte assieme. C’erano lunghe tavolate alle quali potevano prendere posto anche le famiglie più povere. Il Ramadan infatti è anche il simbolo della carità.
Ti senti libera da musulmana in un paese occidentale?
Sì, nessuno mi impone nulla. Sono nata qui e sono cresciuta in una società diversa e con una mentalità più aperta. Per spiegarmi meglio: la religione in Italia è vissuta diversamente, nessuno ti impone come praticare il tuo culto. In alcuni paesi arabi invece, la religione non va disobbedita e se una persona, per esempio, viola il codice del Corano, viene messa in prigione per tanto tempo. C'è una linea di demarcazione tra la mentalità occidentale e quella orientale. Qui in Italia mi sento davvero libera di vivere come meglio credo.
Com'è stato il primo impatto col tuo paese d'origine?
La mia famiglia è egiziana e torniamo al Cairo tutte le estati. Non c’è stato un vero e proprio primo impatto. Vivo da quindici anni a Roma e le differenze sicuramente le vedo. Gli ospedali funzionano poco, c’è sempre molto traffico e le strade sono impercorribili. La gente vive una situazione difficile con il lavoro e noto anche una certa arretratezza di fondo.

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Pubblicato da nel 10 giugno 2016 alle ore: 8:00. Archiviato sotto Scuola & Formazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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