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Startup nel meridione, un mondo possibile

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Startup nel meridione, un mondo possibile

Startup nel meridione, un mondo possibile

Avete presente quei gattini, piccoli, appena nati, che giocano a fare la lotta fra di loro? Fanno tenerezza, vero? Eppure proprio attraverso quel gioco si preparano alla vita adulta, al momento in cui dovranno forse affrontare un combattimento vero, magari per la sopravvivenza. Ecco, assistendo alle quattro giornate di Digithon, il primo hackaton pugliese, ho avuto esattamente la stessa impressione, cioè di trovarmi di fronte a dei cuccioli che stavano provando gli artigli in attesa di crescere. Nessuna speranza, per quei cuccioli, nel caso di un vero combattimento, adesso, ma tantissima fiducia in un futuro da adulti in giro per il mondo.  Digithon per la Puglia e per il mezzogiorno è stato un momento fondamentale, meno male che c'è stato finalmente un evento di questa portata. Ci auguriamo che prosegua l'anno prossimo, con una seconda edizione, ancora più importante proprio per cogliere in che misura la lezione di quest'anno sarà stata colta e applicata. Per cui grazie a Boccia, che questo evento ha voluto e appoggiato.
Però di fronte alla soddisfazione di vedere finalmente i nostri cuccioli meridionali affrontarsi in un contest di buon livello, non si può nemmeno tacere dei difetti organizzativi, pochi, e nei pitch, troppi, ascoltati.  A Digithon hanno partecipato oltre 200 startup, fra queste, cento sono state ammesse alla competizione. Una competizione che si è concentrata nella splendida cornice di una vecchia fabbrica ristrutturata in contenitore di eventi, a Bisceglie, il tutto mentre fra Trani e Barletta, prima, dopo e in concomitanza, in altri meravigliosi luoghi, si svolgevano dibattiti e incontri. Una lista prestigiosa, quella dei partecipanti al convegno, citiamo in ordine sparso, solo restando negli ambiti più legati al mondo delle startup e dell'innovazione, Giorgia Abeltino, Head of Public Policy, Google Cultural Institute, Richard Allan, VP Public Policy, Facebook EMEA, Federica Tremolada, Head of YouTube Partnerships, Italy, Raffaele Barberio, direttore Key4Biz. A questi si aggiungeva un altrettanto nutrito gruppo di presenze di grande impatto mediatico come, sempre in ordine sparso, Barbara Carfagna, giornalista Rai-Tg1, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, Lucia Annunziata, direttore Huffington Post Italia, Tobias Piller, giornalista Frankfurter Allgemeine Zeitung e presidente Associazione Stampa estera in Italia (A lui il compito di condurre la lunga competizione e di intervistare Richard Allan), Andrea Orlando, Ministro della Giustizia, Antonello Piroso, giornalista, Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, Giovanni Minoli, giornalista Radio24.  Col senno del poi, si può dire che dal secondo gruppo di discorsi sull'innovazione ne sono usciti pochi. E visto il tema della manifestazione e il congenito ritardo del Sud sul tema sarebbe stato meglio non sprecare un solo secondo. Ma è anche vero che proprio la presenza di personalità come Confalonieri o Orlando and so on ha permesso di interessare l'intera stampa nazionale, facendo uscire Digithon dal recinto degli addetti ai lavori o della stampa regionale.
Come che sia, a noi interessa parlare di sud e innovazione, dello stato delle startup nel mezzogiorno. E da questo punto di vista Digithon ha messo in mostra i gioielli di famiglia, per così dire. Se non quelle startup, e ce ne sono, che si sono già affrancate proiettandosi a livello internazionale, tutto quello che c'è dietro. E se la buona volontà diffusa era apprezzabile, se le idee erano tante e molte anche di indubbio valore, abbiamo visto anche tanto pressapochismo. Pressapochismo prima di tutto nel modo di affrontare i pitch.
Si sa, una delle caratteristiche del carattere meridionale è il velleitarismo. Siamo abituati ad affrontare il mare aperto su gusci di noce, ci entusiasmiamo e partiamo, senza porci troppe domande, in qualche modo, pensiamo, ce la caveremo. Oggi la parola che accende la fantasia è “startup”, è fico fare una startup, e così via, ci imbarchiamo.
Ma il mondo delle startup, quello vero, dove si danno battaglia le idee che cambiano il nostro futuro, è un mondo adulto. Non sono ammessi pressapochismi. E nel percorso di una startup, il pitch è uno dei momenti fondamentali. I pitch si studiano per mesi, si provano e riprovano, non ammettono sbavature, sono strutturati in passaggi precisi e non possono essere modificati.
Nei pitch ai quali abbiamo assistito, invece, la maggior parte dei cento effettuati, raramente abbiamo visto focalizzare l'idea di business, elencare le difficoltà e i pregi, descrivere l'ambiente nel quale si andava ad operare, ragionare in termini di user experience. Buona volontà, tanta. Capacità imprenditoriale, poca. Ed anche la caratteristica principale, quella che rende tale una startup, la scalabilità, era nebulosa se non assente in troppe presentazioni.
È, questo pressapochismo, ancora più pericoloso in un territorio come il sud, nel quale da anni si conduce una serrata battaglia per la legalità. Una battaglia per far assegnare i finanziamenti pubblici con criteri oggettivi, verificabili, una battaglia per non trasformare i bandi in mangiatoie per gli amici degli amici. E proprio in questa battaglia le startup, quanto di meglio a disposizione per far cambiare marcia a un territorio, rischiano di far fare passi indietro, visto che nel giudicare una startup viene meno la possibilità di ricorrere a qualsiasi criterio oggettivo.
Una interessante ricerca svolta dalla Università del Salento ha esaminato 36 startup che dal 2008 al 2014 hanno ricevuto copiosi finanziamenti pubblici attraverso i vari bandi e meccanismi regionali e ha appurato che di queste 36, al 2014, 26 non hanno fatturato nemmeno un Euro, 31 non hanno nemmeno un addetto e 9 non sono mai passate dallo stato di idea a quello di impresa. Dati che la dicono lunga sul rischio che il settore dell'innovazione diventi un nuovo far west senza regole dove vanno avanti gli amici degli amici.
Per fortuna, nella quattro giorni di Digithon, non c'era niente di tutto questo. È stata una bella Puglia, un bel sud quello sfilato sul palco biscegliese. E anche le startup premiate, lo meritavano senza alcun dubbio. Per la cronaca, si tratta di Aulab, finalizzata a promuovere laboratori digitali di formazione nelle scuole, vincitrice assoluta, LiberBook, una piattaforma per facilitare la stesura delle tesi di laurea, come più votata nel web, Dammi la mano, per permettere di tenere sempre tracciato il percorso delle persone care, a cui è stato assegnato il premio Tim.
La prima parte della scommessa, dunque, è stata vinta. Adesso viene la seconda parte, quella veramente difficile, confermarsi la prossima volta ma soprattutto crescere e, in quest'anno, diventare il punto di riferimento di quel sud del quale abbiamo un grande bisogno.

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Pubblicato da nel 4 luglio 2016 alle ore: 15:36. Archiviato sotto Innovazione,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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