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“La disgrazia della Domus Curzia” un giallo nella Roma antica

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“La disgrazia della Domus Curzia” un giallo nella Roma antica

“La disgrazia della Domus Curzia” un giallo nella Roma antica

Il romanzo "La disgrazia della Domus Curzia", di Gianluca Stisi, è un giallo ambientato nell'antica Roma, nell'anno 108 d.C., al tempo del principato di Traiano.
La vicenda prende l'avvio in una sera di ottobre: il giovane pretore Valerio Probo è a cena con la famiglia quando riceve un messaggero tramite cui il senatore Curzio Lusore gli chiede di occuparsi di un furto di gioielli.
De minimis non curat praetor - si sa -, eppure in questo caso il pretore decide di accettare l'incarico, sia perché Curzio Lusore ha sposato Claudia Pulcra, nipote dell'Imperatore, sia per il sospetto che dietro la richiesta ci sia dell'altro, visto che Lusore ha il vizio del gioco.
Però, al momento in cui accetta, Probo ancora non sa che è stata proprio Claudia Pulcra a inviargli il messaggero, non sa che della questione si sta già occupando il potentissimo e spietato Liviano, prefetto del pretorio, e non sa che l'Imperatore in persona ha intenzione di seguire gli sviluppi dell'indagine.
Tutta la storia poi è complicata dal fatto che Lusore è tra i senatori in lizza per la nomina a proconsole di Lusitania, carica per la quale a Roma si è disposti a uccidere.
Probo si ritrova quindi a dover dipanare una complicata matassa - e per ordine di Traiano dovrà farlo nel tempo massimo di una settimana - potendo contare, oltre che sul suo intuito, solo sul fedele Eliodoro di Corinto, sulle sue guardie littorie sempre pronte all'azione, sui consigli dell'arguta madre, e sulle soffiate dell'ambiguo Seleuco.
Parte così una corsa contro il tempo, e il lettore corre insieme ai protagonisti: trascorre ben più di una giornata nell'antica Roma, passa dai vicoletti della Suburra alla via Appia, assiste alle cerimonie religiose, visita le palestre dei gladiatori, e si immerge nelle vasche delle Terme di Nerone.
Il linguaggio diretto, l’attenzione per la cultura dell'epoca, e la ricostruzione storica accurata permettono di vivere in pieno la vita dei Romani del tempo, mangiando con loro, divertendosi con loro, istruendosi o curandosi con loro, fino a farsi un'idea chiara delle dinamiche della politica o della carriera militare, delle occupazioni di senatori, mercanti o soldati.
E non c'è semplicemente la descrizione di un mondo lontano: oltre a presentare scene violente, momenti drammatici, divertenti battibecchi tra Probo e sua madre o tra Probo e Eliodoro, oltre ad avere la forma tipica del giallo, con le sue strutture e i suoi intrighi, il romanzo è anche un romanzo storico, tratteggia a fondo i personaggi, ne coglie il modo di leggere la realtà, entra nelle loro esistenze, diverse l'una dall'altra, nei loro problemi quotidiani, nei loro desideri, così che alla fine il lettore si sente quasi in confidenza col senatore Attico o con l'imperatore Traiano, con schiavi o con gladiatori, figure vissute duemila anni fa.
Ci sono poi passaggi in cui il romanzo si apre a riflessioni di portata ancora più ampia: Stisi descrive dei personaggi, soprattutto Probo e Eliodoro, che si soffermano a trarre considerazioni personali dalla loro avventura, non restano chiusi nel proprio orizzonte, anzi cercano, via via che l'indagine procede, una visione delle cose - e più in generale della vita - in cui gli eventi di cui sono spettatori possano trovare degnamente posto: ma questa non è mai una ricerca semplice.

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Pubblicato da nel 26 settembre 2017 alle ore: 6:24. Archiviato sotto Libri,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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