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Eduscopio 2017 racconta una scuola selettiva e non di pari opportunità

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Eduscopio 2017 racconta una scuola selettiva e non di pari opportunità

Eduscopio 2017 racconta una scuola selettiva e non di pari opportunità

(Prof. Francesco Sirleto*). Anche quest’anno, come da alcuni anni a questa parte, la Fondazione Giovanni Agnelli ha dato alle stampe i risultati del suo Eduscopio, vale a dire l’osservatorio sui risultati conseguiti dagli studenti - provenienti dalle varie scuole medie superiori italiane suddivise per indirizzi di studio - negli esami del primo anno di studio universitario. L’osservatorio tiene conto, ovviamente, anche del risultato conseguito nell’esame di Stato conclusivo del percorso medio superiore. Sulla base di questi 2 principali indicatori (ne esistono altri, ma non altrettanto determinanti ai fini del risultato finale), e applicando nella misurazione tutta una serie di criteri per così dire “ponderati” viene stilata una classifica, anzi una molteplicità di classifiche (relative sia alle città che agli indirizzi di studio) che, tanto dalla Fondazione Giovanni Agnelli quanto dalla maggior parte degli organi di stampa, viene enfaticamente presentata come la “classifica delle migliori scuole d’Italia”.
Per citare testualmente le autoincensatorie dichiarazioni del responsabile della ricerca “Eduscopio è diventato in questi quattro anni un riferimento per le famiglie come dimostrano i circa 800 mila utenti unici che hanno a oggi visitato il portale, con un incremento medio annuo del 17%, e i 3,5 milioni di pagine consultate. Eduscopio ha successo perché le informazioni che contiene sono frutto di analisi accurate a partire da grandi banche dati, perciò oggettive e affidabili: aiuta chi non si accontenta del “passa parola” e, in modo particolare, quelle famiglie che non possono contare su reti sociali e culturali forti. In questo senso, è anche uno strumento democratico“.
Sul carattere “democratico” dello strumento, ma anche sull’oggettività e affidabilità della ricerca nel suo complesso, la maggioranza dei docenti di scuola media superiore - convinti come sono che le scuole debbano essere valutate sulla base di criteri desunti dall’art. 34 della Costituzione italiana (suggerirei ai responsabili della Fondazione Agnelli di dargli un’occhiata, di tanto in tanto) - pare che da tempo nutrano forti dubbi e serie perplessità. Infatti, se è vero, come è vero, che per entrare in una delle classifiche di Eduscopio è importante che gli alunni consegnano voti alti all’esame di Stato e voti altrettanto alti negli esami sostenuti nel primo anno, allora la soluzione del problema è semplicissima.  Se fossi un Dirigente Scolastico, preoccupato (per motivi d’immagine) di far entrare la scuola da me diretta in una delle classifiche Eduscopio, farei in modo che, di una classe che inizia il suo percorso di studi, al primo anno, con 27/30 alunni, ne arrivino alla fine del quinto anno soltanto i più bravi, le cosiddette “eccellenze”, anche a costo di perdermi per strada fino alla metà degli alunni. Ciò che conta, infatti, per i ricercatori della Fondazione Agnelli, è la media dei voti ottenuti da quella classe all’esame di Stato: media che sarà tanto più elevata se gli alunni che presentano delle difficoltà (la cosiddetta zavorra) non si presentano affatto all’esame di maturità, perché nel frattempo saranno stati bocciati, avranno cambiato scuola o indirizzo di studio, oppure avranno smesso di studiare. Di conseguenza, avendo portato all’esame solo i più bravi, sarò certo che le mie “eccellenze” conseguiranno, nel corso del primo anno universitario, eccellenti risultati nei vari esami sostenuti, perché ovviamente anche la media dei voti (così come dei crediti ottenuti) all’università sarà misurata, con gli stessi metodi, dai solerti ricercatori di Eduscopio.  E’ chiaro che ad una Fondazione privata, intitolata oltretutto al grande e compianto Avvocato Giovanni Agnelli (Presidente della FIAT e della Confindustria), non si può chiedere di tenere conto delle finalità educative, formative, sociali che la Costituzione italiana assegna alla scuola pubblica, del fatto che la scuola italiana debba essere “aperta a tutti” e debba contribuire a dare a tutti i suoi alunni le medesime opportunità; i dirigenti e i ricercatori della benemerita Fondazione non si chiamano, infatti, Mario Lodi, Albino Bernardini, Alberto Manzi, Lorenzo Milani, Lucio Lombardo Radice, Laura Lombardo Radice, Simonetta Salacone, ecc. ecc.; nomi cioè di valenti educatori, maestri, professori, dirigenti scolastici che hanno contribuito a rendere la scuola pubblica italiana una scuola veramente democratica.
Però ai giornalisti italiani, soprattutto a quelli delle testate più diffuse, una simile richiesta è doveroso rivolgerla; così come è doveroso, per i docenti di tutti gli ordini e gradi della scuola pubblica, ricordare le vere finalità e obiettivi della stessa, che sono quelli inscritti negli articoli 3, secondo comma, 33 e 34 della nostra Costituzione. Quindi, a mo’ di conclusione, citerei il primo e il terzo comma del mirabile art. 34: “La scuola è aperta a tutti … I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

*Docente di storia e di filosofia al Liceo Classico e delle Scienze Umane “Benedetto da Norcia” di Roma.

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Pubblicato da nel 20 novembre 2017 alle ore: 16:51. Archiviato sotto Politiche Culturali,Scuola & Formazione. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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