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“Lettere contro la guerra”: Tiziano Terzani racconta

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Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra

Tiziano Terzani è stato giornalista e cronista di eventi straordinari descritti e giudicati dal vivo, con la sua presenza là dove il fatto stesso si compiva. Molto amante dell’Oriente, ha dato di questo mondo la sua prospettiva, parallelamente a quella del mondo Occidentale nel quale di tanto in tanto ritornava.

“Io ci vengo per cercare di mettere un po’ di ordine nella mia testa, prima di scendere dall ‘Himalaya ho bisogno di silenzio, solo così può capitare di sentire la voce  che parla dentro di noi. L’esistenza qui è semplice : scrivo seduto sul pavimento, un pannello solare alimenta il mio computer, uso l’acqua di sorgente. Si impara presto a ridare valore a ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine".

“Lettere contro la guerra"  parte dall’attentato alle torri gemelle dell’ 11 settembre 2001, o meglio dal ricordo dell’ultimo giorno prima che tutto cambiasse.

Terzani del 10 settembre non ricorda nulla se non che era a casa sua in famiglia. Il giorno dopo era pronto a partire, ma rimase incollato al televisore come tutti noi a considerare che stava per esplodere una nuova Pearl Harbor, mentre fuori la natura era disinteressata ai drammi dell’uomo e continuava indifferente il suo corso. A Terzani l’11 settembre parve come una buona occasione per analizzarci o rianalizzarci tutti e migliorare il nostro concetto della vita. Purtroppo non fu così.

Come tutti sappiamo l’America e altre forze alleate, tra cui l’Italia, passarono alla contro offensiva.

“Più che rimuovere i terroristi" scrive Terzani "sarebbe più saggio rimuovere le ragioni che spingono molti giovani alla jihad. Se noi davvero crediamo nella santità della vita, dobbiamo accettare la santità di tutte le vite. Dipende da come reagiremo a questa orribile provocazione. Fino a quando avremo il monopolio del bene e della civiltà ignorando le altre, non saremo sulla buona strada. E’ assurdo pensare che un qualsiasi  cow-boy armato potesse cancellare l’Islam, meglio aiutare i musulmani a isolare le pericolose frange estremiste".

Sembrerebbe utopistico il suo pensiero e lontano dal realizzarlo, ma Terzani utilizza questo libro, composto da lettere inviate a varie persone di vari posti del mondo, proprio per tentare di far ragionare quella parte del mondo schiavo dell’utilizzo della guerra, dimostrandola inutile così come i secoli stessi hanno dimostrato.

Nell’ottobre 2001 parte per Peshawer per vedere "questa" guerra. Lo assale l’angoscia di non poter evitare il dopo e di essere rappresentante della cosiddetta civiltà moderna e ricca che bombarda quella povera e primitiva, e dell’uomo sazio che assale quello affamato.

Le bombe avrebbero dovuto deflagrare il potere, ma non fu così.

“Come non rendersi conto che per uccidere i terroristi si sarebbero dovuto uccidere anche gli innocenti ? La verità è che i bambini di New York sono i – nostri – bambini, quelli di Kabul invece come gli altri 100.000 bambini afghani che, secondo l’Unicef, moriranno quest’inverno, sono i bambini – loro -. Dice il preambolo della costituzione dell’Unesco : le guerre cominciano nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che bisogna costruire la difesa della pace“.

Einstein, in una lettera  a Freud, chiedeva : è possibile dirigere l’evoluzione psichica dell’uomo in modo che egli diventi più capace di resistere alla psicosi dell’odio e della distruzione ? Freud due mesi dopo rispose che c’era speranza. Era il 1932 e Freud morì prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Einstein invece vide tutto e, nel 1955,  fece questo appello : ricordatevi che siete uomini e dimenticate tutto il resto.

A novembre Terzani si trova a Quetta dove intuisce il bisogno che le forze d’attacco hanno di gestire questa guerra con una campagna di marketing con la speranza di darne un altro volto e un’altra motivazione, senza le quali sarebbe venuto fuori lo squallido pretesto utilizzato per sentirsi autorizzate ad attaccare: il petrolio.

Essere lì a vedere i buchi delle pallottole, le macerie, le vampate delle esplosioni, lo porta a immaginarne la sofferenza umana che lì è esplosa insieme alle bombe.

A differenza di Gandhi però, questo non gli fa capire il mondo.

“Dall’alto della mia finestra vedo bambini che accendono falò con i sacchetti di plastica dell’immondizia per scaldarsi. Ho un nipote di quell’età e immagino lui a respirare quell’aria puzzolente e cancerogena“.

E’ da questa scena che Terzani decide di dedicare questo libro a suo nipote Novalis.

perché scelga la pace

Questa è la dedica a suo nipote. E a tutti i nipoti del mondo.

E’ un libro di un decennio fa, ma sarebbe potuto essere di cento anni fa.

Il brutto è che potrebbe essere anche di un mese fa.

Chi vuole la guerra ha la stessa matrice, da sempre, così come chi vuole la pace, da sempre.

A volte prevale l’uno, a volte l’altro.

Aspettiamo con il fiato sospeso che prevalga definitivamente l’altro …

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Pubblicato da nel 30 marzo 2019 alle ore: 4:30. Archiviato sotto Arte & Cultura,Libri,Politiche Culturali. Puoi lasciare una risposta o trackback a questo articolo

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